Semplicemente Me

Sono A. ho troppi pochi anni per avere i capelli bianchi e troppi per essere un adolescente. Sono felice della mia vita, delle mie scelte e delle giornate passate ad essere me.

25 febbraio 2017

A testa alta

"Tutto quello che la tua mano trova da fare, fallo con tutte le tue forze; poiché nel soggiorno de’ morti dove vai, non v’è più né lavoro, né pensiero, né scienza, né sapienza."

Mi è venuta in mente questa frase che fa parte del vecchio testamento ma in realtà io l'avevo incontrata per la prima volta durante la lettura di Altai di Wu Ming. Beh mi è tornata in mente proprio ieri mattina subito dopo aver fatto un colloquio di lavoro che mi ha traghettato verso un nuovo lavoro.

L'esperienza lavorativa alla Onlus K, finisce ufficialmente martedì e si inizia con la nuova strana avventura alla croce rosse. Per ora vorrei parlare poco di quello che andrò a fare anche perché devo prima ben capirlo e digerirlo. Ciò che posso dire subito e che sono molto contento di cambiare pagina e di iniziare un nuovo paragrafo. Spero inoltre che la ritrovata tranquillità lavorativa ed economica mi aiuti a sistemare anche tutto il resto.... fisicamente ultimamente mi sento sempre molto acciaccato, alcuni mi dicono che sia colpa dello stress: non faccio fatica a crederci. Un'altra immagine che mi viene in mente pensando alla risultato positivo di ieri è che finalmente posso dire di aver traghettato la nave verso sponde sicure e ora posso accasciarmi sulla spiaggia perché esausto, 

Cambiando discorso... domani è una settimana precisa di silenzio. Io rispetto il silenzio altrui però vorrei dire, forse soprattutto a me stesso, che ogni giorno che passa i miei dubbi vengono chiariti e la mia consapevolezza prende spessore: Non voglio pregare nessuno per rimanere nella mia vita, la mia presenza non deve essere un'imposizione e se qualcuno la vede come tale bhe.. ciao. 

Gli do un'altra settimana di riflessione e poi l'aiuterò io a riflettere meglio. La testa non la chino più.

21 febbraio 2017

Ricordi

Ovviamente quello che pesa di più nelle giornate e che non ti lasciano essere libero come vorresti sono i ricordi. I ricordi pesano come macigni nelle giornate; pesano perché ti fanno ricordare che bei, o brutti momenti, hai passato assieme a quella persona. Di momenti non ne abbiamo passati tantissimi ma per il sottoscritto sono stati sufficienti per creare un bagaglio di ricordi che abbiano la capacità di pesare sul presente. 

Ebbene mi tocca attendere il suo ritorno consapevole delle cose che voglio e che vorrei dirgli. Attenderò, non in eterno, perché ho dato la mia parola ma quello che è sicuro che ad oggi non non voglio più derogare alcuni principi che io considero, ormai, sacri. 

Li scrivo perché non ho voglia di scordarli per il futuro:

- Le persone non si pregano;
- La mia presenza nella vita delle persone non è scontata e se non è gradita posso farne tranquillamente a meno e fare un passo indietro:
- Io valgo se qualcuno non comprende il mio valore è anche un problema suo e non posso convincerlo del contrario:
- Il bene si deve manifestare attraverso azioni e/o parole concrete:
- La chiarezza è un valore fondamentale a cui devono mirare tutti i soggetti coinvolti. 

Ricerco le energie attorno a me e cerco di riprendere le forze per andare oltre. 

19 febbraio 2017

Occhi gonfi.

Ed è arrivata la risposta alle riflessioni ma è giunta sotto forma di pungo allo stomaco che ha tolto il fiato per qualche minuto, che ha fatto girare la testa, che ha fatto diventare gli occhi gonfi di lacrime. 

Ho provato a ricoprire la realtà di strati e strati di sogni e speranze ma ad un certo punto non bisogna fare i conti con la realtà. Quale è la realtà? R. mi ha confermato che non vuole niente che si assomigli ad una relazione e che lui vuole essere libero e forse che il pensiero di sapermi un po' inguaiato mentalmente lo rende agitato. Ho cercato di sistemare il discorso come meglio potevo, ho svuotato quasi completamente le tasche e l'ho rimesso davanti all'ultima decisione. Si sta prendendo del tempo, ancora, e poi mi farà sapere. Ma credo di poter dire che tutta la faccenda è al capolinea. So come sono fatto e so che queste cose non mi fanno star bene.

Avanti il prossimo, avanti la prossima batosta, il prossimo dolore io sarò sempre qui nella posizione del guerriero. 


Il lato sinistro del letto vuoto.


I sogni si mescolano con la realtà e per qualche ora è difficile capire se quello che hai sognato sia realmente soltanto capitato nella tua testa. Ho fatto un sogno che ha avuto una ricaduta immediata nella realtà, perché appena finito di pronunciare una frase mi sono svegliato di soprassalto a causa di una  una scarica di agitazione che ha percorso tutto il mio corpo. Cosa ho sognato?

Non ricordo con chiarezza tutto il sogno poiché la prima parte è come se si fosse sfocata lasciando nitida solo la parte finale: nel sogno cercavo disperatamente mia madre e una volta trovata anche se era visibilmente scossa e malata (?) l'unica cosa capace di fare fu quella di afferrarmi per il braccio e di chiedermi con un tono severo e perentorio: "come stai"; sempre nel sogno le rispondo semplicemente: "Mamma sono tanto stanco, ho il cuore pesante". 

Nell'attimo esatto in cui ho terminato di scandire la parole "pesante" mi sono svegliato di botto.

Dalle riflessioni nascono pensieri, idee o soluzioni. Oggi sono capace solamente di pensare che dalla riflessioni non nascerà niente di buono o meglio nasceranno pensieri e soluzioni che avranno per il sottoscritto un risvolto negativo. Vorrei potermi direi di smettere di essere negativo e di vedere sempre il bicchiere mezzo vuoto ma realmente non riesco a pensare diversamente; è come se il puzzle che avessi sotto gli occhi, con tutti i suo pezzi mi stesse indicando già quale sia il quadro generale. Ora ho solamente due soluzioni ignorare i segnali che sono arrivati o leggerli, per quanto siano dolorosi, e comprendere la realtà. 

Tra poco meno di un mese sarà passato esattamente un anno da quando A. è entrato nella mia vita, e subito dopo ne è uscito, gettando le basi di quello che è stato il cambiamento più epocale della mia vita. Se mi fermo un secondo e rifletto su quello che è stato questo periodo non riesco a descriverlo tutto in poche righe e probabilmente se mi lasciassi andare in un post lungo non riuscirei a spiegare tutto con le dovute attenzioni e cure. Ma in questo momento di un aspetto vorrei parlare ed è quello del "dolore". Un dolore che come non mi stancherò mai di ripetere e ripetermi mi sono accorto non ammazzi ma in realtà oggi posso sostenere che stanca tantissimo. Vorrei poter dire che non ho più voglia di sentirlo sulla mia pelle e nel mio cuore. Vorrei potervi direi che vorrei infiocchettarlo e rimandarlo al mittente con tanto di fiocco... ma so che non posso dire e fare una cosa del genere. Comprendo che il dolore va vissuto come qualsiasi altra sensazione che si vive ogni giorno e non si può fare niente, o molto poco, per evitarlo e non sentirlo. Il dolore, come l'amore, l'allegria, l'ansia e tutta l'altra gamma di emozioni si vivono non si controllano e sicuramente non si può decidere di non volerla più sentire.  
Ma sono stanco e oggi non vorrei più sentire questa pesantezza nel cuore. Non credo nelle riflessioni perché personalmente sono quasi sempre consapevole di sapere quello che voglio e sento ma nonostante questo le riflessioni possono servire per tutte le parti in causa per capire cosa realmente si vuole. 

Cosa vorrei? Probabilmente vivere una scena da film e quindi nel presente vorrei chiudere il pc portatile che sto tenendo sulle gambe mentre sono infilato sotto il piumone e posarlo sul comodino alla mia destra; poi mi girerei verso il lato sinistro del mio letto matrimoniale e vedendoli li preso dalle sue cose e dai suoi lavoro mi verrebbe dal ventre un impulso di prendergli la testa fra le mani e baciarlo. Si, probabilmente in questo momento vorrei fare una cosa del genere.

18 febbraio 2017

In un giorno qualunque


Mi resta che scrivere qui perché ormai sento questo posto come uno "sfogatoio". Credo, non posso dare la certezza, che la storia con R. sia arrivata a capolinea: ci ho parlato e la risposta è stata ci devo riflettere.

Lascio il tempo, lo spazio e la tranquillità mentale ad ogni individuo di riflettere su quello che vuole ma in cuor mio so perfettamente cosa voglia dire "ci devo riflettere". 

Non credo di avere neanche tanta voglia di scrivere, quindi lascio una canzone e torno sotto il piumone. 


17 febbraio 2017

Silenzio assordante

Sarebbe dovuta arrivare una chiamata da un posto di lavoro la quale mi avrebbe comunicato l'esito del colloquio e invece il silenzio.

Ed io sono cosi terribilmente stanco di provarci ogni volta, di incassare, di rialzarmi e di continuare a sorridere. Tutta questa incertezza mi destabilizza.

Sono proprio scoraggiato.

15 febbraio 2017

Discorsi fra pazzi 14

Io: Ora mi siedo per terra a gambe e braccia incrociate. Ho deciso che faccio i capricci come i bambini di cinque anni. Non mi muovo da questa posizione finché le cose non vanno come dico io. Per piacere, sono assolutamente inutili quegli sguardi, so benissimo che non è un atteggiamento maturo..
Tu: Non è solo questione di non avere un atteggiamento maturo.. la tua è proprio deficienza. 
Io: Sei sempre gentilissimo. 
Tu: Io sarò anche poco gentile ma tu sei scemo. Hai appena detto che vuoi sederti per terra e fare i capricci. O sei scemo o sei regredito ad una fase pre-adolescenziale. 
Io: sono stanco.. capisci..
Tu: ti capisco e mi dispiace, realmente. Ma non sei l'unico ad essere stanco, guardati attorno lo siamo tutti. 
Io: E' verissimo e quindi cosa dovrei fare? Non mi posso neanche lamentarmi?
Tu: Accomodati: lamentati. Ma nell'attimo subito successivo alla futile lamentazione fai qualcosa per cambiare questa situazione.
Io: Realmente sono stanco...
Tu: Okey vieni qui.. e sediamoci per terra. Mettiamoci nella posizione del loto e brontoliamo contro tutto e tutti per una ventina di minuti. Se ne abbiamo voglia ci facciamo pure un pianto liberatorio e se vuoi possiamo lanciare qualche oggetto contro il muro. Ma subito dopo trascorsi questi venti minuti ti voglio in piedi davanti ad uno specchio e voglio vederti con la tua espressione da guerriero e voglio vederti combattivo e fiero.
Io: Tu rimarrai qui vicino a me?
Tu: E' quello che provo di fare da anni.. rimanere vicino a te.

Pensieri che fanno a pugni


Siamo in grado di fermare i flussi di pensieri che inevitabilmente, e quotidianamente, inondano i nostri cervelli? 
Personalmente sono consapevole di poter rispondere negativamente alla frase sopra espressa. Al massimo sono di arginare, durante alcune giornate, i miei pensieri ma di bloccarli completamente quello no. 

Lo yoga in questo non ha fatto miracoli, o almeno per ora non ne ha fatti, perché inevitabilmente la mie mente viene, periodicamente, stravolta da pensieri che hanno il solo scopo di mettere tutto a soqquadro. 

Questi pensieri hanno la capacità di rovesciare il mio intero mondo: è come la classica immagine da film dove il protagonista di turno afferrando il tavolo lo rovescia con tutte le sue forze. Vorrei essere in grado di poter afferrare il braccio del protagonista un attimo prima del gesto inconsueto e poter dire a lui: "fermo, non serve a niente. Anzi se rovesci quel tavolo poi dovrei risistemare tutto. Ti consiglio di lanciare contro il muro solo alcuni oggetti che ti infastidiscono". 

Bisognerebbe, dovrei e vorrei, essere in grado di poter eliminare con una precisione chirurgica solo quello che ci rende insoddisfatti. Ma io non sono un dottore e i sentimenti non possono essere tagliati e sezionati come se fossero un blocco di marmo. Quindi mi riesce complesso mantenere un sangue freddo e ragionare su quello che dovrei cambiare senza rovesciare quel fottuto tavolo. 

Sono giorni complessi, non riesco nemmeno a negarlo, sono giorni dove le emozioni fanno a cazzotti fra di loro. Dove la voglia di essere guerriero cozza terribilmente con la voglia di sedersi a gambi incrociate e sventolare la bandierina bianca. Giorni dove mi sono sentito inevitabilmente inutile nei riguardi di alcune persone a cui avrei voluto invece dimostrare che la mia presenza possa essere per loro fonte di forza. Sono giorni dove il mio corpo mi manda messaggi che forse qualcosa devo cambiare: da prima influenza e poi una congiuntivite che ha detto di L. è una reazione al corpo che si rifiuta di vedere una determinata cosa. Boom: sberla in faccia.

E' come se mi trovassi su un bivio di montagna e ho pochi secondi per capire quale sentiero imboccare; non ci sono i numeri del CAI ad indicarmi la rotta, non ho cartine dove è segnato il tragitto ma ho solo il mio senso dell'orientamento, il mio carattere, le mie gambe allenate e il mio zaino in spalla dove ho sapientemente, spero, riposto tutto quello di cui ho bisogno. Ho pochi secondi per decidere e prendere ogni decisione... Tocca muoversi.

R. sei fonte di alcuni dei miei pensieri più grossi: mi andrebbe di essere risoluto e cinico ma non credo di farcela o almeno non credo di riuscirci a fatti. Abbaio, abbaio ma alla fine non mordo. Non mordo, e di conseguenza non lo lascio andare per la sua strada, perché quelle sensazioni che ho vissuto si sono cicatrizzata nel mio cervello. Dovrò prendere una decisione, forse non in pochi secondi, ma ormai sono perfettamente a conoscenza che una decisione va presa. 

2 febbraio 2017

Tenere le redini

Devo soltanto sforzarmi di mantenere il controllo sulla situazione e ricordarmi che la fretta non è una consigliera ma semplicemente un'ambigua presenza nella mia vita.

Bisogna ricordarsi che quando si semina bisogna dare il tempo alla pianta di nascere. Non si può pretendere che tutto avvenga in un attimo e in un semplice scocco delle dita. 

Bisogna lottare con questa sensazione di non saper che fare, dove andare e cosa dire. Bisogna bloccare questa sensazione di pianto, di malinconia e di assenza di qualcosa che possa completare, finalmente, la vita. 

Ho tutto quello di cui necessito per sentirmi quasi felice, devo solo riuscire a mettere assieme i pezzi di questo puzzle.