La mia mente, il mio carattere, la mia essenza a volte mi danno la sensazione di essere diventate per me come una mappa geografica, dettagliatissima, che conosco a memoria. Non ho bisogno di domandarmi troppe volte il perché e il percome mi comporti in una determinata maniera poiché il motivo è per me noto e visibile: etichettato, schedato e conosciuto.
Conosco il mio atteggiamento odierno perché non è la prima volta che è apparso: è un meccanismo a me noto che si ripresenta ogniqualvolta che decido che una cosa ha perso ogni mio interesse. Ovviamente il soggetto non è detto che sia solo una cosa ma può essere anche una persona. Quando il mio cervello, o essenza, ha deciso di far uscire dal cuore il sopracitato oggetto/persona c'è poca da fare e da dire. L'interesse cala, l'affetto scompare, la mia personale soglia di sopportazione scompare e rimane solo quel persistente fastidio.
Probabilmente è un atteggiamento comune quello sopra descritto ma il qui presente narratore di solito accompagna il tutto da un livello di sopportazione quasi da martire. Ebbene prima che la situazione o la persona che reca fastidio alla mia esistenza venga completamente esclusa dal mio cuore di solito passa qualche anno. Posso ritenere di non aver mai escluso qualcuno dalla mia vita per un solo errore anche se di proporzioni bibliche poiché tendo a concedere numerose possibilità.
Siamo giunti alla fine. Non ho più pazienza. voglia, grinta e se ritente opportuno aggiungete voi alla lista ulteriori aggettivi. Non ha realmente più senso lavorare qui e quindi di rimando non riesco più a prendere le cose nel verso migliore: tutto quello che ricevo viene da me letto come qualcosa di fastidioso e quindi rigettato al mittente. Vi assicuro che la situazione è ormai al limite, vorrei anche ricordare a tutti (me in primis) che sono stato licenziato e che ha giugno sono completamente a spasso.
Questa situazione del lavoro però crea numerose conseguenze la più fastidiosa è quel senso persistente di precarietà. La precarietà genera precarietà complessa. Per coloro che non hanno mai vissuto questa sensazione non ve la raccomando perché è una costante incertezza verso un futuro prossimo. Il non sapere e non capire come giostrare la propria vita è qualcosa che destabilizza tutto. La precarietà lavorativa ha questa meravigliosa capacità di riversare tutto sulle altre sfere della vita. In fin dei conti è tutto un gioco di equilibri.
Tutto questo per dire che vorrei un nuovo lavoro e che mi piacerebbe che tutte le altre sfere della mia vita fossero per me certezze così non farmi vivere tutto come un grande e costante enigma.