Semplicemente Me

Sono A. ho troppi pochi anni per avere i capelli bianchi e troppi per essere un adolescente. Sono felice della mia vita, delle mie scelte e delle giornate passate ad essere me.

31 gennaio 2017

Enigma



La mia mente, il mio carattere, la mia essenza a volte mi danno la sensazione di essere diventate per me come una mappa geografica, dettagliatissima, che conosco a memoria. Non ho bisogno di domandarmi troppe volte il perché e il percome mi comporti in una determinata maniera poiché il motivo è per me noto e visibile: etichettato, schedato e conosciuto. 

Conosco il mio atteggiamento odierno perché non è la prima volta che è apparso: è un meccanismo a me noto che si ripresenta ogniqualvolta che decido che una cosa ha perso ogni mio interesse. Ovviamente il soggetto non è detto che sia solo una cosa ma può essere anche una persona. Quando il mio cervello, o essenza, ha deciso di far uscire dal cuore il sopracitato oggetto/persona c'è poca da fare e da dire. L'interesse cala, l'affetto scompare, la mia personale soglia di sopportazione scompare e rimane solo quel persistente fastidio. 

Probabilmente è un atteggiamento comune quello sopra descritto ma il qui presente narratore di solito accompagna il tutto da un livello di sopportazione quasi da martire. Ebbene prima che la situazione o la persona che reca fastidio alla mia esistenza venga completamente esclusa dal mio cuore di solito passa qualche anno. Posso ritenere di non aver mai escluso qualcuno dalla mia vita per un solo errore anche se di proporzioni bibliche poiché tendo a concedere numerose possibilità.

Siamo giunti alla fine. Non ho più pazienza. voglia, grinta e se ritente opportuno aggiungete voi alla lista ulteriori aggettivi. Non ha realmente più senso lavorare qui e quindi di rimando non riesco più a prendere le cose nel verso migliore: tutto quello che ricevo viene da me letto come qualcosa di fastidioso e quindi rigettato al mittente. Vi assicuro che la situazione è ormai al limite, vorrei anche ricordare a tutti (me in primis) che sono stato licenziato e che ha giugno sono completamente a spasso. 

Questa situazione del lavoro però crea numerose conseguenze la più fastidiosa è quel senso persistente di precarietà. La precarietà genera precarietà complessa. Per coloro che non hanno mai vissuto questa sensazione non ve la raccomando perché è una costante incertezza verso un futuro prossimo. Il non sapere e non capire come giostrare la propria vita è qualcosa che destabilizza tutto. La precarietà lavorativa ha questa meravigliosa capacità di riversare tutto sulle altre sfere della vita. In fin dei conti è tutto un gioco di equilibri.

Tutto questo per dire che vorrei un nuovo lavoro e che mi piacerebbe che tutte le altre sfere della mia vita fossero per me certezze così non farmi vivere tutto come un grande e costante enigma. 

25 gennaio 2017

Riposizionamento.


Riposizionamento: l'azione ponderata volta a riposizionare il proprio baricentro sull'asse principale. Concetto da affiancare alla resilienza cioè la capacità di una comunità di riorganizzarsi dopo un trauma.

R. anche assieme di azioni volte a limitare l'influenza di pensieri, azioni e eventi negativi che possano intralciare il movimento di riposizionamento.

Concetto affini e collegati:
- Resilienza;
- Decostrutturare;
- Baricentro;
- Equilibrio;
- Asse.

Compiti della settimana:

Cercare di parare i colpi e far si che non si trasformino in traumi.

Fonte: Dizionario di vita personale. 

21 gennaio 2017

Discorsi fra pazzi 13


Tu: Spiegami perché mi stai guardando.
Io: In che senso, scusami. Non dovrei farlo?
Tu: Certo che puoi ma tu mi guardi sempre.
Io: per piacere arriva al punto invece di girarci attorno ogni volta. Cosa mi stai dicendo?
Tu: Mi guardi anche quando ci baciamo. Hai sempre quegli occhi spalancati che mi fissano.
Io: ti metto suggestione?
Tu: A volte ma il vero problema è un altro.
Io; Cioé?
Tu: Si dice che le persone che baciano con gli occhi aperti non amino realmente.
Io: Il problema è questo?
Tu: Si,
Io: E' una fottuta cazzate te ne rendi conto?
Tu: Lo sai che sono serio!
Io: Sai perché ti guardo? Perché apro gli occhi ogni volta che ti bacio? Per il semplice motivo di voler imprimere nella mia retina e di conseguenza nel mio cervello ogni singola parte del tuo volto. Dopo tutti questi mesi ancora non ci posso credere che sono qui con te e quindi ogni volta apro gli occhi per vedere se sei realmente qui.
Tu: ...
Io: Ho bisogno di attivare ogni senso quando sono con te e la vista vuole la sua parte. Voglio vederti mentre fai quelle espressioni, che per alcuni potrebbero essere assurde, per me sono la rappresentazione della perfezione. In altre occasioni quando ti osservo hai più o meno sempre la stessa espressione a volte quasi trattenuta invece quando ti bacio.. sei te e tutte le maschere e sovrastrutture cadono. Sei te che cerchi di comunicare attraverso il corpo e senza l'utilizzo della parola una serie di emozioni ed io voglio registrare ogni attimo.
Tu; davvero?
Io: ho bisogno di guardarti perché ogni volta che guardo il tuo volto io mi innamoro un pochino di più, perché ogni volta che ti guardo mi rendo conto che quello che stiamo facendo non è frutto della mia immaginazione ma è pura realtà.
Tengo gli occhi aperti mentre ti bacio non perché io non sia realmente innamorato di te ma solo per il semplice fatto che ho bisogno di accendere ogni senso del mio corpo e perché non credo che ci sia cosa più bella di guardare la persona che ami mentre ti dona la parte più bella di se.

18 gennaio 2017

Oh Shiva mio.


Arrivato ai 31 anni ti accorgi lentamente di quanto fossi sciocco quando ne avevi più o meno quindici di meno. Ti ritornano in mente i discorsi che facevi a quella età per mentire a te stesso e agli altri. Ti riaffiorano i pensieri e ricordi e ti rendi conto di quanto fossero sciocchi, ma anche terribilmente teneri, qui discorsi fatti a te stesso. Vivevo in un periodo della mia vita, quella adolescenziale, dove ero sempre alla ricerca di teorie e filosofie da applicare al momento che servissero a farmi comprendere che quello che sentivo non era "strambo". 

Tra tutte le teorie che misi a punto in adolescenza due rivestirono un ruolo principale in quegli anni e segnarono la mia tenera età. Più o meno possono essere cosi descritte: 

1) La teoria della Rana. Avevo letto da qualche parte che le rane sono animali asessuati ed io avevo applicato questa etichetta anche alla mia identità sessuale. Non volendo accettare la mia omosessualità e non avendo mai sentito la sensazione di innamoramento verso un altro essere umano avevo dedotto che probabilmente io potessi essere considerato un essere umano asessuato. In altre parole mi ero convinto che l'amore non sarebbe stato per me un sentimento noto.

2) LA teoria della solitudine. Sempre collegandomi alla mancanza di sentimento provato verso qualsiasi essere essere umano mi ero convinto di poter vivere la mia vita da solo. Che avrei vissuto per il lavoro e per gli amici. Ma soprattutto avrei vissuto per il lavoro. Mi piaceva darmi da fare, mi dava molte soddisfazioni e quindi avevo immaginato per me un futuro da lavoratore stakanovista.

Ad oggi se rifletto su quelle "teorie" mi basta un secondo per comprendere quanto fossi sciocco e impaurito. Se avessi la possibilità di parlare con l'Alessandro di 15 anni fa gli direi sorridendo "ma tu credi realmente a tutte le stronzate che dici?".

Sono crollate, ovviamente, tutte le sopracitate convinzioni sono cadute lentamente una dopo l'altra. Da prima mi sono reso conto che forse tanto asessuato non fossi e che di conseguenza avevo una precisa identità sessuale. L'aver capito e accettato di essere gay però non mi ha permesso da subito di uscire da quella rigidità imposta e di potermi innamorare. Di rimando anche il concetto sulla solitudine ha iniziato a vacillare quando ho iniziato, per l'appunto, a lavorare; per quanto io sia un individuo a cui piace lavorare, mai e poi mai potrei vivere solo per questo.

Soprattutto nella giornata odierna, di freddo e di scosse di terremoto, ho sorriso amaramente al ricordo di quel giovane Alessandro. Ho sorriso perché ovviamente la vita ha scombussolato tutte le carte sul tavolo. Ma ormai ho compreso che nella vita non bisogna assolutamente pronunciare le parole "mai" o "sempre" poiché appena vengono dette il destino rovescia tutte le carte in tavolo. 

Ci siamo rivisti dopo un mese dall'ultima volta, sono andato a casa sua per mangiare assieme ad un suo amico e al suo coinquilino. La serata è stata piacevole e.. Shiva mio! Non ci capisco più niente, vi assicuro che tutto quello che avrei voluto dirgli, tutto il mio "risentimento" è stato sommerso in un cazzo di vortice di passione. Caro Alessandro prendi coscienza che quando stai con lui non ci capisci più niente. tutte le tue convinzioni vengono messe in dubbio e tutte le tue certezze iniziano a vacillare. Perché alla fine guardarsi negli occhi rende tutto diverso. Non so come descriverlo, non so come spiegarlo, ma vorrei farlo perché credo che mi serva tenerlo da qualche parte e conservare questa memoria.

Vorrei scrivere tutto per filo e per segno, vorrei provare a raccontarmi questa storia come un promemoria per me. Vorrei ricordarmi e imprimere ogni istante nella mia mente perché se ci penso in questo attimo mi viene la pelle d'oca. Caro Alessandro oggi hai realmente camminato venti centimetri sopra la terra, oggi hai realmente visto che il mondo è unico. Certo tutto questo complica anche un po' la storia perché se da una parte io ieri prima di vederlo ero un po' più convinto di lasciarlo andare oggi questa convinzione non c'è mica.
Mi posso dire che ho sorriso questa notte perché la mia mente è corsa per un secondo verso A. e ho pensato che se io sono un'altra persona rispetto otto mesi fa. Sono un nuovo Alessandro che non ha più niente a che vedere con quello di qualche periodo fa.




11 gennaio 2017

malinconia


Ho voglia di lamentarmi e di lasciarmi cullare dalla malinconia. Lasciatemi lamentare almeno per qualche giorno e permettetemi di indossare la malinconia come se fosse la mia sciarpa in questi giorni di freddo.

Lasciatemi che mi sieda per terra con le ginocchia piegate e strette al petto e con le braccia permettetemi di cingerle. Rimarrei in questa posizione per ore e mi dondolerei: avanti, indietro e poi a destra e sinistra. 

Sento il respiro della malinconia addosso come se fosse una persona piegata dietro di me. Sento questo respiro sul collo, sulla nuca, sulla spalla.. sento la malinconia come se fosse una mano di una persona che l'appoggia sulla mia spalla, la sento come se fosse un peso. 

Sento la malinconia di non sentire quel calore, di non stringere quelle mani e di non guardare quegli occhi. Non riesco a comprendere se questa sensazione sia dettata da una particolare fissa o da un reale sentimento. 

Vivo la malinconia scaturita dal vuoto come se fosse una presenza: la sento dentro la stanza, affianco a me nel letto mentre dormo o dentro la doccia quando m lavo. Questa malinconia è ingombrante e si fa sentire rumorosa come un'orchestra di strada.

Mi accorgo di affezionarmi alle persone, di farle subito mie e di volerle nella mia strada. Il problema è dettato dalla "possessione" di voler legare le persone a se stessi e invece gli individui sono liberi e non mi appartengono. Devo fare mio questo concetto se voglio liberarmi di questa presenza ingombrante. 

Nonostante ogni pensiero io devo dire a me stesso che sono dispiaciuto e intristito di non poter passare del tempo con R. e di non poter comprendere se un futuro con lui fosse stato possibile. Mi piacerebbe passare un ultimo giorno con lui e poi lasciarlo andare.


9 gennaio 2017

Lo stagno


In questi giorni ho come la sensazione che il mio corpo sia uno stagno: crespo in superficie completamente calmo nel profondo. 

Ho un sentore vivido di calma, benessere, tranquillità di fondo che a tratti mi spaventa e che va in contrasto con un sentimento di agitazione del tutto superficiale. Un dualismo nuovo perché fino a qualche mese fa quando mi sentivo agitato lo percepivo fino al profondo. In questi giorni quello che provo è come se si fosse sdoppiato, due sentimenti opposti che vivono e si rigenerano in due luoghi diversi del corpo. Ci sono anche momenti che mi sento completamente in pace.

Altra cosa a cui sto facendo caso è il mio modo di respirare, soprattutto quando faccio yoga, e ho la netta percezione di avere un grosso blocco sul petto che non mi faccia fare i respiri a pieni polmoni. Anche in questo caso è una sensazione abbastanza particolare da spiegare: ho avuto qualche giorno fa il sentore di avere in alcuni casi della giornata un respiro mozzato: è come se non riuscissi ad avere una respirazione completa perché un nodo la bloccasse e ogni qual volta tenti di forzare quel nodo sento le lacrime che mi vengono agli occhi.

Nel 2017 devo rispondere all'ultima domanda essenza e cioé: Chi sono io?

Per quanto riguarda invece la mia vita in questi giorni ho un leggero senso si malinconia che non mi lascia. Molto è dato da R, perché è come se in cuor mio avessi compreso che non sta più affianco ad me e tutto ciò mi dispiace moltissimo. Non ci vediamo da un mese, lo sento pochissimo e.., posso dire di frequentarlo? credo di no. E' vero che in questo momento non sta neanche a Roma ma... quanti enormi ma. 
Mi spiace perché questa sensazione arriva dopo l'aver compreso che lui mi interessa. Mi piace.

Andiamo avanti con in testa la canzone della Mannoia: "Ma lo sai alla fine che l’amore se lo tieni chiuso a chiave guarda altrove"

P.s. ho un freddo cane, 


4 gennaio 2017

piccoli pensieri 2017

E se avessi avuto la conferma che R. mi piace? E se avessi capito che questi nodi alla gola, pancia e petto sono dovuti al fatto che a lui io ci tengo? 

Effettivamente credo di averlo capito e credo di avere la risposta precisa davanti a me. Finiamo e iniziamo l'anno con una cosa che non avevo mai fatto ma che mi è servita per capire e chiarire i pensieri. Ovviamente se da una parte alcune domande hanno trovato le loro risposte altre domande no. 

Cominciamo il 2017 prendendo la situazione per le corna e gestendola perché l'unica cosa che so di sicuro è che non voglio vivere passivamente la mia vita.