Semplicemente Me

Sono A. ho troppi pochi anni per avere i capelli bianchi e troppi per essere un adolescente. Sono felice della mia vita, delle mie scelte e delle giornate passate ad essere me.

29 luglio 2016

Ferie


Cominciamo da questa sera e da questa giornata per poi cercare di andare a ritroso in quelli che sono stati sette mesi, più di metà dell'anno, che mi hanno portato finalmente ad essere in ferie. Sento di dover mettere un punto, tirare il fiato e cercare di raccontare tutto quanto e liberare finalmente la mente. Voglio iniziare questo mese di ferie in questo modo sperando che mi aiuti a viverlo serenamente.

Cercando di raccontare la giornata di oggi devo menzionare l'enorme fatica che ho in corpo e nella mente. Si ecco sono stanco, stanco e forse ancora stanco. Sono stanco della giornata, della settimana, dei mesi, dei pensieri, della palestra e di tutto. Sono seduto sul mio divano di pallet sul balcone la casa è silenziosa, nel quartiere ci sono i soliti rumori e spotify trasmette la playlist degli ultimi mesi. Probabilmente bisognerebbe parlare a lungo anche dalla mia playlist per capire come sono trascorsi questi giorni ma non è nel il momento nel il post adatto. 

Della giornata di oggi parlerò solo dell'emozioni e non delle fatiche materiali che non sono importanti da ricordare. Invece le emozioni quelle vanno ricordate perché quelle cambiano le persone. Oggi sono partiti i bambini e come ogni anno da quattro anni è stato un giorno di velata tristezza. La loro partenza è sempre un momento di tristezza e malinconia anche se ogni anno il cuore si stringe sempre di più gli occhi invece non piangono ma piange il cuore. Oggi, rispetto agli anni passati, ho avuto difficoltà a guardare andare via i bambini perché per la prima volta ho visto dei netti miglioramenti, posso definirli concreti, per alcuni di loro. Nel mio cuore fino ad oggi, realmente e in maniera viscerale, c'era solo Dima invece credo proprio di dover aggiungere anche Hanna e Anton. Madre mia stringere uno scricciolo in un abbraccio e vedere quella bambina con gli occhi lucidi perché deve tornare all'inferno della propria vita.. Perché lei vive un inferno in terra di quelli che ti fanno dire alla gente: "Ecco questo è uno dei motivi per cui non credo in Dio". Ebbe si come faccio a credere in un Dio se poi so che esistono bambini che soffrono per la brutalità e la bestialità dell'uomo? Ovviamente non posso dare la colpa delle azioni degli uomini ad un Dio.. ma se mai chiedo a questo Dio perché ha concesso il dono della vita a queste creature se poi debbono soffrire.

Il lavoro deve occupar uno spazio importante in questo flusso di pensieri. Il lavoro che da una parte amo tanto, tantissimo e dall'altra detesto ormai sempre di più. Mi rendo conto di lavorare in quel posto per arrivare all'estate e godermi l'arrivo dei bambini. Credo che loro siano la mia unica vera gioia lavorativa. Per il resto è tutto da bocciare, tutto da cancellare e poco da ricordare e o salvare. La mia capa, la gente che ho conosciuto e le mie soddisfazioni sono sempre in un saldo negativo. Tra le cose da fare nell'immediato futuro c'è e ci deve essere un nuovo lavoro. I bambini resteranno parte del mio presente e del mio futuro anche se non lavorerò più li.

Gli amici. In questo campo di grandi cambiamenti in questi mesi non ne ho avuto se mai posso registrare delle certezze e degli eventi che mi hanno fatto confermare quanto siano importanti per me e per la mia vita. Non posso dire con certezza che saranno parte integrante della mia futura vita ma posso dire con nitidezza che ad oggi io li voglio qui affianco a me per camminare con loro e per loro verso un futuro a me sconosciuto. Loro sono la mia famiglia selettiva e non poso che amarli. Ovvio ci sono e ci saranno dei momenti di alti e bassi come ad esempio in questi giorni, che a causa della mia stanchezza, un po' li odio e vorrei tanto starmene per conto mio. Tra qualche giorno vado a Londra e avrò tempo di riposare il cervello.

Famiglia. Anche qui probabilmente bisognerebbe parlare per giorni e giorni ma non avendo molto tempo, più che sono le dieci di sera e sono veramente stanco, cercherò di utilizzare il doto della sintesi. Mai come in questo periodo mi accorgo di quanto li amo e di quanto io non possa vivere senza di loro. Ne sono estremamente legato perché ho capito finalmente che meravigliose persone siano. Cosa voglio dire che ho finalmente capito che meravigliose persone siano? Penso, e qui mi riferisco maggiormente alla mamme e al papà. che ho realmente capito che persone siano e cosa hanno vissuto in questi anni. Qualche giorno fa ho ripercorso parte della vita di mia Madre, ovviamente di quella che conosco io, leggendo il tutto attraverso delle lenti nuove e devo dire che non riesco a comprendere come quella donna, ad oggi cosi fragile, abbia potuto superare degli anni di puro dolore. Si quegli anni, circa tre anni, per mia Madre sono stati un susseguirsi di eventi che avrebbero messo in ginocchio anche l'uomo più forte e quadrato e invece lei ha preso una famiglia sulle spalle ed è andata contro il vento e il dolore. Che donna... Il papà come ho già detto tempo fa è il mio punto di riferimento. Da aggiungere anche il matrimonio di mia sorella: lei è mia sorella. Realmente cosa potrei dire se noon che è mai sorella? che è l'altra parte di me. Lei è come se fosse la parte femminile del mio corpo che è uscita fuori e ha preso possesso di un corpo.

L'amore. Non credo che sia l'etichetta giusta da dare a questa parte ma realmente non saprei come altro definirla. Qui di parole ne ho spese veramente tanti. Lui, A., per  me ha rappresentato l'inizio di un nuovo periodo. La storia non è andata come mi auspicavo e le ferita è ancora aperta ma vedo che lentamente si sta rimarginando. Madre, madre e ancora madre realmente sono talmente tante le cose che vorrei dire che non trovo le parole giuste. Le emozioni che ho vissuto in questi mesi io realmente non ero in grado di poterli nemmeno immaginare. Realmente mi rendo conto di aver vissuto una vita a metà solo per la paura bastarda dello stare male. Ad oggi posso dire di essere stato male ma sono vivo. Di questa storia cosa voglio ricordare? Quasi tutto. Voglio ricordarmi dei baci, delle carezze, del'ansia di vederlo, delle uscite, del teatro con Ascanio Celestini, dell'aperitivo all'andirivieni, delle passeggiata e villa Pamphili, delle giornate al mare, delle pause pranzo, dell'averlo aiuto con il trasloco, delle cene organizzate, del giapponese, delle chiacchiere, delle confessioni, delle pizze prese a monti, della tremolio alla gamba, dei crampi allo stomaco, dell'erpes per lo stress, del burro di cacao, delle giacca nuova, delle sue poesie, delle sigarette che ho fumato per colpa sua, delle uscite con i miei amici, i suoi amici, i pianti che ho fatto, i sorrisi che mi ha provato, delle camminate spensierate con la sensazione di camminare a tre metri da terra, del dolore netto e reale, delle pippe mentali, dello schianto, del dolore al'essenza, della sua barba appena tagliata, del suo maledetto sorriso, il suo nome, la prima volta che ci siamo visti. Voglio ricordare tutto a volte vorrei ricordare anche i sogni che ho fatto con lui ma senza di lui.
Ad oggi c'è solo il silenzio pieno.
Ad oggi non posso raccontare altro anche se dovrei dire che di passi avanti ne ho fatti tanti, tanti e vorrei, questo è il desiderio di sta sera, che con R. le cose possano andare avanti.

Da domani ferie per ora non ho altro da dire. 

27 luglio 2016

Sono segni sulla palle - Dialoghi fra pazzi 6



E se questo isolamento forzato che è durato trent'anni avesse fatto si che si formasse un lato del mio carattere che precluda la libera e spensierata relazione con altri individui? Essendo stato libero da vincoli per tutta la mia vita non riesco a far mie una serie di dinamiche che invece, inevitabilmente, fanno parte di un gioco di "coppia". Non riesco a vivere con straordinaria naturalezza alcuni passaggi che invece rapportati in altri ambiti riesco a vivere e gestire con estrema facilità.

Continuano a sfuggirmi alcuni passaggi e soprattutto alcune constatazioni che il grande pubblico mi solleva. Ma abbiamo deciso di ri giocare e giochiamo sperando che prima o poi arrivi il bello.

Inoltre questi primi mesi dell'anno, che per alcuni aspetti hanno la pesantezza di secoli, portano con loro alcune decisioni molto importanti una delle quali è, finalmente, farsi un benedetto tatuaggio, Con molta probabilità me ne farò due nel giro di pochi giorni e dovrei, sta volta sicuramente, farli a settembre una volta finita la stagione del sole e del mare. 

Quali sono i tatuaggi? Il folletto e il quadrato. Se il primo è un tatuaggio che mi porto avanti da 15 anni e che non ho mai avuto il "coraggio" il secondo invece è un nuovo pensiero sviluppato da qualche giorno ed è un quadrato che ha il significato di Famiglia. Pensando bene però anche il folletto dovrebbe essere pieno di simboli che rimandano a vari aspetti della mia famiglia e vita. Sono ancora in fase di elaborazione. Vedremo anche se l'unica certezza è che a settembre io mi farò un tatuaggio. 



Io: «Questa sensazione di infinita tristezza nell'aver deciso di escludere una persona dalla propria vita mi è assolutamente nuova.»
Tu: «Cosa intendi per escludere una persona dalla propria vita?»
Io: «Cosa intendo... questi sono pensieri che solo grandi menti riescono a trasformare in parole concrete.»
Tu: «Tu sei una grande mente, provaci»
Io: «Sicuramente tu sei un amico e altrettanto sicuramente io non sono così bravo con le parole come tu pensi. Le parole nel mio cervello corrono perfettamente ma una volta giunte in bocca inciampano di continuo»
Tu: «Dai.. quanto sei cretino! Cosa intendi dire adesso con questa frase»
Io: «Aver deciso di escludere una persona che fino a qualche giorno prima camminava affianco a te lo trovo disarmante. Una decisione da togliere il respiro proprio come quando decidi di tuffarti in mare e l'acqua è fredda e la prima sensazione che hai è di miliardi di spilli che ti punzecchiano e di rottura con il fiato. Sto vivendo la stessa sensazione però non dura qualche frazione di secondo come il tuffo in oceano qui la durata è prolungata. Sono in apnea perpetua.»
Tu: «E quindi cosa hai intenzione di fare? Lo sai che forse è stato meglio così.»
Io: «Già che tu hai detto forse fa si che dentro di me i mostri si alimentino. Non solo ho escluso una persona dalla mia vita, un'individuo con cui avrei voluto camminare ancora per un bel pezzo della strada ma non ho nemmeno la certezza che quello che ho fatto è stato fatto per stare meglio. Forse. E' un altro motivo per cui io non riesco a respirare e mi sento in apnea... forse in un futuro starò meglio.»
Tu: «Ho capito.. ma dai sono sicuro che starai meglio»
Io: «Sono sicuro che tu abbia compreso quello che voglio dire. Sai per quanto sia stato corto e strano il nostro percorso io mi ero convinto di poter camminare con lui per altri chilometri e mi ero quasi abituato all'idea di potermi girare verso di lui ogni volta che avessi voluto. Ad oggi non mi posso voltare né a destra ne a sinistra perché non troverei nessuno... Da un giorno all'altro ho deciso di escluderlo completamente e non fare sapere più a lui niente della vita mia: ecco questa decisione di escludere una persona è disarmate. Mi fa male.»
Tu: «Ma lo fai per te...»
Io: «Che amara consolazione fare tutto questo per me... io che avrei fatto tutto per lui o al massimo per noi ad oggi devo rifare tutto solo per me. Io è da una vita che faccio le cose per me e per un po' ho sperato di allargare la mia sfera ad una pluralità di persone. Si torna a me.»
Tu:: «...»
Io: «Scusami me ne rendo conto di aver una visione estremamente negativa. Scusami»

23 luglio 2016

questione di melodie



Anche questa volta capita per caso di ascoltare una canzone e di rimanere colpito da alcuni versi. In questo periodo della mai vita, devo scriverlo per ricordarlo più avanti, sono in modalità Mood Zibba. Sto ascoltando moltissimo questo autore negli ultimi quattro mesi e oggi ho ascoltato Un'altra canzone e sono rimasto colpito da questi versi...

"Strade di chilometri e viaggiare, 
ma senza dar le spalle al sole, 
con in mano una chitarra, 
e nel cuore, un'altra canzone. 
Ho scoperto di esser circondato 
di esseri stupendi. 
Li ho trovati fra chi suona, 
fra chi piange e stringe i denti. 
Con le labbra che ti esplodono 
a cinque giorni dall'esame. 
Ho trovato la mia gioia a portar sogni 
a chi ne ha fame."

Da ricordare questo primo mezzo anno per alcuni cantanti e cd che hanno inevitabilmente fatto da sottofondo a queste montagne russe che sono i giorni della mia vita:

Zibba e Almalibre
Nicolo Fabi
Florence And The Machine
Afterhours
Izal

Segno tutto perché il cervello dimentica ed io voglio ricordarmi come sono fatto.

Pugno nello stomaco - Dialoghi fra pazzi 5


Si ripresenta il passato sotto forma di una visione di pochi secondi dove io ho visto lui e dove, con quasi certa probabilità, lui non ha visto me. Immediato pugno nello stomaco che ha avuto come immediata conseguenza un miscuglio repentino di sangue nel corpo. Un miscuglio avvenuto in una frazione di secondo che ha fatto si che ogni cellula del mio corpo si svegliasse da un tepore e prendesse uno stato di agitazione che da giorni non vivevo. 

Un pungo nello stomaco che non mi ha lasciato indifferente tanto che è da ieri sera che mi andrebbe di prendere il telefonino e scrivergli un messaggio "ciao, come stai?". Non posso permettermelo ancora, non sono riuscito realmente ad avere il distacco necessario per tutelare me e la nostra ipotetica futura amicizia.

Devo ammettere che mi manca. Si, mi manca una persona che ha camminato, in maniera strana aggiungerei, affianco a me per pochi mesi. Mi manca, stacce. 

Era prevedibile che lo incontrassi e una parte di me lo voleva ardentemente. Il concerto di Fabi è stato un buon concerto ma io devo ammettere che amo molto, quasi in maniere viscerale, l'ultimo cd e poco le canzone vecchie. In più di un pezzo il nodo alla gola si è riformato e gli occhi si sono inumiditi. Per fortuna che c'era E. cara amica che ogni tanto, spesso, cercavo e che ho stretto tanto.

Resistiamo alla fine la vita è fatta di prove. 

Io: «Mi piacerebbe vedere una lucciola, è da quando sono bambino che non ne vedo una»
Tu: «Sai che credo di non averne mai vista una?»
Io: «Davvero? Sono molto belle... no aspetta forse belle non è la parola giusta. Umh sono affascinanti»
Tu: «Io ho sempre pensato che sia belle, no?»
Io: «No, direi che bella non è l'aggettivo giusto per descriverle»
Tu: «...»
Io: «In realtà tu forse per me sei come una lucciola.»
Tu: «Vuol dire che non sono bello ma sono affascinante?»
Io: «Hai mai visto una lucciola nell'attimo che non brilla? Non sono dei bei insetti ecco... però nel momento che accendono la loro coda diventano unici e meravigliosi. Le vedi brillare in lontananza come piccole stelle che svolazzano a livello degli occhi. E' un'esperienza magica. Ecco tu per me sei una lucciola. Sei una persona normale ma che per me brilla come una stella ed emani una luce unica.»
Tu: «Davvero? che bella cosa grazie»
Io: «Non trovi anche te che io sia in grado di raggiungere dei livelli di sdolcinaggine impressionante?»
Tu: «Si... ma è bello così.»


22 luglio 2016

E' un gioco di spazi - Dialoghi fra pazzi 4

Il silenzio diventa assordante quando non vi è più niente da dire. La bocca non si muove più e non emette suono e se il silenzio assordante viene accompagnato dalla stanchezza di giorni di lavori estenuanti allora la mancanza di rumore si fa completa.

Quello che dovevo dire e quello che doveva dire è stato detto mesi fa e ad oggi è rimasto solo il vuoto che inevitabilmente deve essere riempito. 

Con il cuore calmo, le gambe stanche e i polmoni ben funzionati si inizia nuovamente la vita. 

Tu: «E' come se le storie fossero dei libri.»
Io: «Beh si è quasi ovvia l'affermazione che hai dato»
Tu: «Ma non è sicuramente quello che pensi te, sai?»
Io: «Sentiamo allora, spiegami un po' quello che vuoi dire»
Tu: «Che fai quando finisce una pagina?»
Io: «Continuo a leggere il testo nel foglio successivo»
Tu: «Volti la pagina, insomma?»
Io: «si»
Tu: «Ecco le storie sono come le pagine. Se hai finito il foglio è necessario girare la pagina per vedere se il paragrafo, capito o libro è realmente finito. Se non volti la pagina sei costretto a rileggerla centinaia di volte»
Io: «Affascinante lettura»
Tu: «E tu mi spieghi cosa stai aspettando a voltare sta pagina!» 

13 luglio 2016

Dialogo fra pazzi 3.



Gli presi la mano e l'afferrai: ricordo che l'andai proprio a cercare e una volta presa trascinai il proprietario di quell'arto con me verso il punto deciso. Ricordo ancora la salita tra le rocce in quel sentiero costeggiato da macchia mediterranea. Ricordo ancora nitidamente varie attimi di quella serata, ricordo il fiatone per salire sopra quella scogliera, ricordo lo spiazzo che ci trovammo davanti, ricordo nitidamente quel tramonto e ricordo, per filo e per segno, quella conversazione. 
Quei colori non li ho più ritrovati da nessun altra parte e reputo che in parte sia dovuto dall'intensità di emozioni che provai e provammo. Il sole che si spegneva lentamente nel mare lanciando gli ultimi incantevoli gridi di speranza nel cielo disegnando un cielo mai visto. Quel mare che si fece piatto per noi e quelle nuvole che presero tutto quel colore attorno a loro per vestirsi di abiti mai visti. Fu un insieme di cose, di colori, di odori e di emozioni che ad oggi io non ho più visto. L'odore di terra secca, rosmarino e salsedine. 
Quando giungemmo in quello spiazzale a pochi passi dal precipizio ricordo che mi fermai e lascia andare la tua mano. Mi chinai in avanti poggiando entrambe le mani sulle mie ginocchia e mi chinai leggermente per riprendere fiato. 

«Guarda» dissi con il fiatone «Guarda e dimmi se ti piace perché l'ho fatto per te». Amavo prendermi il merito di questi capolavori della natura e dedicarli interamente a te. Mi piaceva scherzare con te. Mi girai per vedere se anche te stavi guardando quell'immenso con il mio stesso stupore ma non stavi guardando l'orizzonte ma guardavi me. 
Retto, fiero e composto come se per te quella scarpinata appena conclusa fosse stata una formalità mi guardavi con un'espressione austera. Pronunciasti poche parole ma una più tagliente dell'altra: «Ti Amo e credo di averlo capito nitidamente da come mi hai trascinato per quella salita». 

Furono taglianti per quanto quelle parole un attimo dopo mi riempirono il cuore e nutrirono la mia anima. Sentii nitidamente una lacerazione, un taglio netto e sentii un brivido che salì su per tutta la schiena. Quella fu la prima volta che ti sentii pronunciare quella due parole. Il discorso che segui fu uno dei ricordi che ho di più cari e che ogni tanto rispolvero per sentirmi grato e vivo. 

Ad oggi le cose sono cambiate e non sarebbe potuto essere diversamente; sono cambiato io, sei cambiato te è cambiato quel cielo e quel tramonto. Non siamo più stati su quella scogliera sull'argentario e non abbiamo più vissuto attimi di spensierata felicità come quel giorno. Tutto è mutato in qualcosa di più complesso e se posso definirlo di più maturo. Oggi i momenti di spensieratezza sono rari ma sono frequenti i momenti di amorevole complicità carica di responsabilità. Sentiamo nitidamente la reciproca responsabilità delle nostre rispettive vite: io per te e tu per me. Anche il «Ti Amo» è cambiato ma è ancora presente fra noi: è la nostra colla, il nostro nastro adesivo e la nostra fonte naturale. 

Mi piacerebbe tornare su quella scogliera tra qualche decennio quando io e te saremmo due anziani attempati che si amano con lentezza e maturità. Vorrei prendere quella tua mano rugosa e trascinarti verso l'alto. Vorrei potermi fermare ancora un'altra volta in quello spiazzale e vedere il tramonto con te ma questa volta vorrei rimanere in silenzio perché probabilmente di parole ce ne saremmo scambiate fin troppe in tutte la nostra vita. Vorrei stare in silenzio e ascoltare il tuo respiro e sentirlo nitidamente nel mio orecchio, nel mio cuore e nel mio stomaco. Nemmeno «Ti Amo» vorrei dirti perché sono certo che sarebbe superficiale. 

Il genere umano oggi va odiato.


Con molta probabilità il nocciolo centrale della questione odierna è che la mia stanchezza mentale si traduce nell'immediato in poca sopportazione verso il genere umano. Essendo io un individuo molto democratico metto nel calderone tutte le persone a me conosciute salvandole due o tre.

10 luglio 2016

Dialoghi fra pazzi 2


Io: «Dovremmo saperci parlare io e te e dovremmo tornare alle origini, ricordi? Quando ci ascoltavamo realmente; ascoltavo realmente i tuoi interminabili racconti perché volevo sentire ogni storia che appartenesse al tuo passato e al tuo presente. Volevo essere realmente parte integrante di te, volevo essere incluso in ogni tua cosa anche quella passata e viverla attraverso le tue parole. Ascoltavo  e ascoltavo tutto le parole da te pronunciate perché ero sicuro che se avessi registrato ogni cosa sarebbe stata come se l'avessi vissuta con te.
Ora le cose sono cambiate e diamo tutto per scontato e assodato. A volte penso che sia una maledizione altre volte invece credo che sia uno degli aspetti positivi nello stare assieme da tanto tempo. Non dobbiamo più esplicitare per forza ogni attimo che si vive perché la maggior parte delle cose sono, oramai, divenute chiare per entrambi.
Non so perché sto raccontando tutto questo se è per sentirmi più leggero o per ricercare qualcosa che mi manca. A te non manca niente? Quello che vorrei fare in momenti come questi è entrare nella tua testa, nei tuoi pensieri, nei tuoi sogni e camminare indisturbato fra essi e cercare di capire realmente e totalmente chi sei. 
Vorrei avere un rapporto totalizzante con te. Ma non fraintendermi perché non voglio dire che voglio annullarti, annichilirti e inglobarti completamente è... è come se volessi essere tutto e niente. Ascoltami, capisco che queste frasi possono risultare banali un po' come quelle frasi che odi te. Ma io realmente vorrei essere totalizzante e poterti abbracciare in più dimensioni non solo quella reale del tatto ma anche in quelle più metafisiche, Vorrei essere totalizzante in questo senso.
Lasciami dire altre cose e poi... ho anche pensato che questa smania umana di voler tenere le persone legate a esse è terribilmente sbagliata. Ci stavo riflettendo qualche giorno fa mentre stavo cucinando qualcosa per cena: taglia qui taglia li mi è venuta alla mente un pensiero illuminante. Siamo animali giusto? Prima di essere uomini siamo animali noi, giusto? Se è così passami il paragone con il cane, che è poi a mio giudizio l'animale a noi più "vicino", hai presente i cani che vanno in giro a passeggio con i rispettivi "proprietari" senza il guinzaglio al collo? Non scappano, rimangono affianco a loro o al  massimo si allontano per poi tornare. Nella maggior parte dei casi il rapporto tra essere umani funziona così... che senso ha tenere una persona al "guinzaglio" e legarla terribilmente a noi se al primo tentativo di "libertà" quella scappa? Le persone non si legano e non si possono costringere ad intraprendere il cammino per forza assieme quindi, per piacere, se dovessi sentire il bisogno di andare via.. vai. Certo in cuor mio vorrei che poi tornassi perché se mi ami o mi hai amato veramente è giusto tornare. 
Lo so questo è l'ennesimo sproloquio di parole, la solita vomitata di frasi come ami definirla te ma lo sai che io amo sviscerare le cose. Mi piace studiare le cose attraverso diverse prospettive è un po' come quando ti guardo attentamente e alzo e abbasso gli occhiali per vedere quanto cambi ai miei occhi. Ma poi siamo sicuri che l'immagine che la mia retina registri della tua persona non sia prima codificata e cambiata dal mio cervello. Sai io ti vedo perfetto, riconosco che in te ci siano dei difetti sia caratteriali che fisici ma ad oggi amo quelli nella stessa maniera dei pregi. 
Dico l'ultima cosa e poi sto in silenzio, ok? A volte penso di amarti troppo... no non è un difetto è solo una costatazione. Ti amo veramente troppo tanto da sentire il dolore reale dell'assenza se penso solo per un secondo che ti possa perdere. Se dovessi perderti avrei veramente bisogno di mesi e forse anni per risistemare il mio intero universo perché tale gesto rappresenterebbe il caos. Non ti spaventare di queste parole perché per quanto io ti amo vorrei la tua completa felicità anche a discapito della mia tristezza.. quindi se dovessi non essere più felice con me vai via, trova la felicità in altri posti. Io come dico sempre ho le spalle forti e reggo i colpi. Lo sai sono al tua roccia. 
Perché abbia parlato cosi tanto con te mentre stai dormendo beatamente è un mistero. Mi metto a dormire pure io, ti amo.» 

Dato che non avevo voglia di scrivere di me ho raccontato una storia puramente inventata tanto a sognare non costa niente

6 luglio 2016

Dialoghi fra pazzi.

Tu: «Ci siamo riusciti»
Io: «Scusa, siamo riusciti a far cosa?»
Tu: «A stabilizzarci e a diventare una coppia. Abbiamo trovato il nostro equilibrio»
Io: «Sei serio?»
Tu: «Si»
Io:  «Aspetta un secondo, ho realmente bisogno di capire se sei scemo»
Tu: «Ecco che inizi ad insultare. Questa volta cosa avrei fatto di tanto sbagliato»
Io:  «Mi stai prendendo per il culo, ecco cosa è successo. Voglio rifarti la domanda sei serio?»
Tu: «...»
Io: «Hai usato il plurale.»
Tu: «Certo, perché non avrei dovuto?»
Io: «Perché non fino ad ora non c'è mai stato un Noi
Tu: «Come?»
Io: «Come cosa?»
Tu: «In che senso non c'è stato un noi?»
Io: «Credo che tu abbia capito benissimo.»
Tu: «Evidentemente no, per piacere spiegami»
Io: «Quando fai così mi fai cadere le palle per terra. Hai presento le palle? ecco m sono appena scese fino al suolo e se non fossero attaccate al mio corpo avrebbero iniziato già a rotolare.
Tu: «Spiega»
Io: «Cosa ti devo spiegare? devo ricordarti la nostra "storia" dal primo giorno fino a questa conversazione? Devo ricordarti che è stata una estenuante scalata verso la cima del tuo ego? Vuoi che ti spieghi che non mi sono mai sentito parte di un "Noi".» 
Tu: «Ho cambiato idea. Forse è il caso di interrompere qui la conversazione»
Io: «No, ora mi ascolti. Ascoltami perché questa sarà la prima e l'ultima volta che ti farò un discorso del genere. Ti chiedo inoltre la cortesia di non badare alle mie lacrime mentre ti parlo di queste cose perché sono di rabbia e non hanno peso.» 
Tu: «...»
Io: «Credo di averti amato dal primo momento che ti ho visto. Aspetto mi correggo. Credo di aver amato la parte più nascosta di te, quella che cosi attentamente nascondi agli occhi della gente, la prima volta che ti ho visto. Ho amato quel sorriso bastardo, quello sguardo sveglio, i tuo capelli, le tue labbra e tutto il resto. Credo... anzi no ne sono certo di averti amato dal primo secondo. Ma sei stato cosi maledettamente bravo da farti odiare da subito.» 
Tu: «Io..»
Io: «Taci! Come ti viene in mente di utilizzare il plurale? come ti viene in mente? Non c'è mai stato un Noi! C'è stato un Io e un Tu. Ci siamo stati io e te separati fino ad oggi uno a correre e l'altro a ricorrere. Siamo stati separati anche nel farci del male. Tu lo facevi a me io lo facevo a me stesso. Non so cosa ho visto realmente in te se un spiraglio di normalità od ho proiettato talmente tante mio speranze da farmi credere tu possa essere una persona diversa. Si onesto, con me e con te, e non utilizzare il plurale; siamo solo due esseri umani distinti che stanno provando a camminare assieme. Non so se ci riuscirai e ci riuscirò ma ad oggi sono sicuro che se siamo qui a parlare lo devo a me e non a Noi.» 
Tu: «Io.. vorrei..» 
Io: «Io vorrei che fossi onesto, almeno adesso, te ne prego. Vorrei solo che dicessi: "è vero mi sono comportato come uno stronzo. Mi sono fatto rincorrere, raggiungere e seminare un miliardo di volte". Vorrei una confessione. Ecco tutto. » 
Tu: «Se vuoi te lo dico.. ma. » 
Io: «Non mi devi fare un piacere, non ti sto chiedendo l'elemosina vorrei che tu fossi sincero come lo sono stato io. Renditi conto che solo così ci sarà un noi. Altrimenti ognuno per la sua strada. Per quanto ti posso amare non posso continuare ad essere io e te.» 
Tu: «Credo di aver avuto paura. Paura di lasciarmi prendere e.. ho pensato che se mi fossi fermato e se tu mi avessi afferrato e mi avessi guardato negli occhi avresti capito e quindi sono scappato. Potrei stare qui giorni a parlarti e cercare di spiegare il perché e il per come mi comporto da stronzo. Scusami, credo di doverti dire solo questo ora anzi posso dirti solo questo.» 
Io:  «E' già molto» 
Tu: «O è molto poco ma è quello che posso offrire: me, il mio caratteraccio e le mie scuse. Ad oggi se vuoi possiamo edificare il nostro noi sopra delle enormi scuse.» 
Io: «Sai una cosa?» 
Tu: «Dimmi» 
Io: «Credo proprio di averci visto giusto con te.» 
Tu: «Eh?» 
Io: «Taci, scemo.» 


5 luglio 2016

Sempre più vecchio sempre più saggio.

Arrivato ai primi di Luglio quello che sento addosso è solo una grossa stanchezza che mi rallenta i pensieri e i ragionamenti. Il mio corpo, i miei muscoli e le mie dita riescono ancora a correre da una parte all'altra spendendo ancora un po' di energia che è rimasta.

Ciò che invece ha visibilmente rallentato la corsa è la testa che non riesce più a stare dietro al corpo ed inciampa goffamente ad ogni ostacolo. Sono mentalmente stanco da un anno che mi porto dietro come un bagaglio senza ruote che vanno portati a peso da una parte all'altra. Faccio fatica a stare dietro alle persone che non riescono ad essere pragmatiche, concrete, solide. Ho bisogno di pragmatismo, decisionismo e una buona base di solidità. Necessito persone molto simili a me, si perché io credo di essere molto pragmatico e solido. Non mi lascio trasportare dalle onde, dal vento, dalle congetture del momento.

Cerco, a volte non riuscendoci sia chiaro, a prendere la decisione più giusta nel momento più esatto. In questi giorni non solamente sto portando con me un bagaglio di cuoio senza rotelle e tanto pesante ma sto camminando, almeno questa è la mia sensazione, vicino a persone che invece di camminare dritti per la loro strada barcollano, si appoggiano e mi fermano per fare domande stupidi di cui riuscirebbero da soli a trovare una risposta. Pragmatismo. Se ora qualcuno mi facesse la domanda su come dovrebbe essere il mio compagno ideale la mia risposta sarebbe: Pragmatico. Indubbiamente dovrebbe essere una persona pratica, risoluta e solida che avrebbe le capacità di risolvere i problemi, soprattutto i più stupidi, con estrema facilità. Non posso pensare di consumare troppe energie in futili questioni.

E in tutto questo A. che fino ha fatto? Interessante domanda. Se dovessi analizzare i dati in mio possesso dovrei rispondere che sta rispettando pedissequamente la mia volontà: si è chiuso in un silenzio religioso e rispettoso. In alcune fasi della mia giornata questa sua ferrea volontà la spiegherei velocemente con un pensiero solo: non gliene frega niente. Potrebbe essere così ma posso assicurare a me stesso del presente e del futuro che in questo momento non mi interessa. Sto riprendendo il baricentro della mia vita dopo mesi di continue scosse che hanno spostato i pensieri, le idee e il corpo. Per concludere in questi giorni sono arrivati i bambini bielorussi e hanno portato immediatamente due conseguenze la prima è l'immediata stanchezza seguita da una enorme gratificazione e la seconda è l'amore, che loro in maniera del tutto inconsapevole riescono a donarmi. Grazie,