Giovedì nel tardo pomeriggio, prima di iniziare il mio turno in casa famiglia, sono dovuto correre al GC per conoscere un ragazzo che forse aveva bisogno di essere accolto nella nostra struttura.
Ebbene mi si è stretto il cuore come non mi succedeva da tempo; il mio cuore è diventato piccolo piccolo e per la prima volta ho capito una cosa che mi ha detto più di una volta A. il presidente del GC e cioè che ci sono alcune informazioni che si agganciano alle nostre emozioni più nascoste e cominciano a mordere come un cane rabbioso.
E' bastata una frase del ragazzo e la sua espressione di paura negli occhi a riaccendere qualcosa in me che c'è sempre stato e sempre ci sarà ma che per anni è rimasto assopito in un angolo: la paura fottuto e cristallina che da un prolungato silenzio potesse essere squarciato da una pessima notizia (non ho voglia di approfondire questa frase tanto mi basta per ricordarmi di cosa io stia parlando).
In tutto questo mi sono poi reso conto di quanto sia importante l'accettazione da parte dei tuoi cari. Il sopracitato ragazzo aveva appena fatto il suo, faticoso e doloroso, coming out con sua madre e la reazione di quest'ultima non è stata proprio una delle migliori.
Voi piccoli bastardi omofobi, bigotti e ignoranti potete capire quello che un ragazzo di appena 20 possa aver potuto provare dopo che si è messo finalmente nudo davanti ad un madre liberandosi da qualsiasi finzione che lo ha accompagnato da anni e sentirsi rifiutare. Ma Voi sapete quanto faccia male una cosa del genere? Potete almeno provare ad empatizzare con un dolore tanto cristallino e immaginare che il rifiuto provenga proprio da quella persona che per natura dovrebbe proteggerti fino alla morte con denti e unghie. Invece in questo caso il ragazzo è stato semplicemente respinto, insultato e fatto credere, per l'ennesima volta di essere in errore.
Da quelle due ore di passione vissute assieme a quel ragazzo ne sono uscito ancora più consapevole che devo dire grazie a quelle strane persone che sono i miei genitori perché non mi hanno mai fatto sentire anormale e non accettato.
Finisco dicendo che è in questi casi che mi ricordo perché ho scelto di lavorare nel sociale... perché ho la presunzione e la speranza di poter buttare qualche seme qui e la e che in un futuro qualcosa possa germogliare.