Semplicemente Me

Sono A. ho troppi pochi anni per avere i capelli bianchi e troppi per essere un adolescente. Sono felice della mia vita, delle mie scelte e delle giornate passate ad essere me.

28 aprile 2016

Perché si va a passeggio..

Prendo un libro nuovo da leggere trovato nello scaffale di casa di mia madre lo apro e inizio a leggere. Primo capoverso sembra scritto per me e per questo momento:

"Perché si va a passeggio alla fine di un amore:
a) Perché non si riesce a stare fermi.
b) Per fare capa e muro con la realtà senza stare a perdere tempo.
c) Per andare a comprare una camicia, un accendigas, o qualsiasi altro oggetto che al momento non serva.
d) Per innamorarsi.
e) Per commiserarsi.
g) Perché, visto che soffrire devi soffrire, almeno non ti fai venire a prendere a casa [...]."


C'è da aggiungere altro al testo citato di Diego De Silva - Non avevo capito niente?


27 aprile 2016

Litigi


Non è mi è mai costata così tanta energia litigare, questa sensazione di essermi prosciugato e di essermi svuotato. In questo momento mi sento un involucro svuotato gettato in un cestino. Mi tremano le gambe, le mani, il sangue schizza in ogni dove all'interno delle mie vene. Che sensazione brutta. Pensare che c'è stato un tempo che mi piaceva litigare: mi faceva scaricare, incanalando tutta la rabbia, che a quel tempo non riuscivo ad etichettare, contro chiunque mi facesse perdere la pazienza. 

Continue discussioni una dopo l'altra e sempre per gli stessi argomenti. 

Mi dispiaccio subito dopo di queste mie reazioni ma è una valanga implacabile. E' come se mi togliessero un tappo, le mie emozioni, le mie parole corrono fuori da me e si rovesciano sull'altra persona. Ho litigato a lavoro ma forse avrei voluto litigare con altri? Quella rabbia forse non era per quella persona? Forse le parole che da giorni covo in pancia sono state indirizzate verso di lui ma non erano per lui? 

Sono giorni che penso che forse dovrei dare una sterzata a tutto e riportare le cose verso una direzione giusta e sensata. Ma quale direzione, quale è il senso in questo momento? Devo continuare a vedere dove stia andando. Dove sta andando il mio cervello, il mio cuore, la mia pancia, la mia palla di rabbia che covo in pancia. Non posso mantenere il controllo rigido e razionale su ogni emozione perché ho la sensazione che questo atteggiamento mi stia ferendo e lentamente logorando. Devo scrivere perché devo dare una forma agli spettri che ho in testa. 

25 aprile 2016

botto

In questo preciso momento, sdraiato nel letto, dopo un piacevole giornata di aria fredda, vento e sole ho voglia di dire a me stesso di continuare nonostante tutto sulla mia strada. Sto riordinando le idee e forse giorno dopo giorno voglio proprio dire a me stesso che non devo mollare. Non voglio aprire le dita della mano e lasciar andar via quello che per un secondo ho trattenuto. Non è stata aria, non è stato fumo: io ho afferrato qualcosa.

Voglio continuare ancora a vedere se quello che avevo visto in quegli occhi è stata una sensazione vera o un abbaglio. Continuo su quest strada perché me lo sono detto e me lo devo ripetere SE deve arrivare il botto lo voglio sentire tutto.


22 aprile 2016

Stanza vuota



In questo momento mi andrebbe di scrivere per ore e ore lasciando che il flusso di pensieri si trasformino in parole scritte. Scrivere di me, di te, dei miei amici, della mia famiglia, dei mie sogni. Scrivere e scrivere per riversare su un foglio tutto quello che ho in gola. Vorrei vomitare parole e pensieri. Vorrei liberarli e fargli uscire da dentro il mio cranio e da dentro il mio stomaco. Oggi mi sento pieno di parole. E' come se mi sentissi sazio, come una dopo lunga abbuffata e hai voglia di allungare le gambe sotto il tavolo e sbottonarti il bottone dei calzoni. Sensazione simile ad una abbuffata domenicale quanto ti alzi dal tavolo troppo tardi e sei un po' stanco e confuso. 

Ho fatto indigestione di qualcosa e vorrei vomitare tutte le parole che mi sono rimaste sullo stomaco. Liberarle in una stanza vuota e lasciare che siano loro a trovarsi un posto nel mondo: che si ordinassero da sole e che non chiedessero a me, oggi, di fare questo sforzo. Non so cosa scrivere, cosa pensare e come mettere ordine. Perché non possono essere loro a riordinarsi e trovare una coerenza e filo logico? 

Ho inoltre delle sensazioni, che sono fastidi irrazionali, come se mi mancasse qualcosa e che dovessi riempire dei vuoti. Mi rendo conto però che questi pensieri sono stupidi: non ho nessun vuoto da riempire perché niente mi ha lasciato. Tutto però porta inevitabilmente a qualcosa di buono in primis è che finalmente sono stato sincero, rivelandomi per quello che sono, alle poche persone che mi mancavano. Ora rimane una parte della famiglia ma quella arriverà più tardi. 

21 aprile 2016

Que bien



Oggi i pensieri stanno tornando lentamente nelle loro caselle, sistemandosi con ordine e disciplina. Oggi il cervello sta funzionando, elaborando e sistemando. Oggi ci sto riuscendo, ieri invece era caos

Nella giornata di ieri l'umore è stato a terra, il senso di sconfitta elevato, la sensazione di aver afferrato ancora una volta il fumo è stata costante. Sono crollati gli argini emotivi che hanno sempre contraddistinto la mia persona. Non sono riuscito a controllare tutto e quindi il magone è arrivato, inesorabile, insopportabile. Al pensiero è seguito il silenzio che ha lasciato a sua volta il posto alla lacrime: prima ieri mattina e poi nel pomeriggio. Costanti, implacabili lacrimino accompagnati da singhiozzi adolescenziali. Alla fine me lo ero ripromesso che se avessi sbattuto alla parete con il grugno questa volta avrei dovuto sentire lo schianto per assaporare anche il dolore. Così è stato. 

Devo ridimensionare tutto perché è giusto dare alle cose la giusta dimensione e il giusto nome. E' stata una avventura, che probabilmente il sottoscritto avrebbe voluto trasformare in altro, ma che così non è stato. Ho investito tempo ed emozioni ho provato, a volte non riuscendoci, a non lesinare niente e dare tutto quello che in quel preciso istante potevo. Personalmente non ho molte recriminazioni da farmi, che altro potevo fare? 

Ho voluto mandargli un messaggio per ribadire quanto ho provato a dirgli a voce, Sono oggi più consapevole di martedì che non ho voglia di portare rancore, astio o nessun altro tipo di sentimento negativo verso ad una persona che anche se per un mese è stata importante. Parliamo chiaramente: è stata l'unica persona a cui ho concesso di avvicinarsi a me e vedermi disarmato. Come posso portare rancore? Se mai rammarico verso una situazione ingarbugliata, se mai fastidio verso un destino che ha incrociato le carte nel momento sbagliato. Posso fare questo ma nient'altro. Ho allungato il braccio porgendo a lui la mia mano in segno di "tregua" e lui ha fatto altrettanto. Ad oggi, in questo preciso momento, mi va bene così. La vita a volte va vissuta in ogni attimo e non sempre va programmata alla perfezione. 

Voglio ricordarmi tutto con un sorriso, voglio stampare quel sorriso sul mio volto e sul mio cuore. No, non rimarrà il segno di una cicatrice ma solo di un sorriso. 


20 aprile 2016

Come non godersi una serata


C'è veramente qualcosa da aggiungere a tutta questa storia? No. In questo momento alle 6 del mattino dopo una notte quasi insonne dove Morfeo è venuto a trovarmi a singhiozzi e dove non è mai riuscito a portarmi in quella fase del riposo intensa non c'è proprio niente da aggiungere.

Lo sbaglio maggiore ad oggi è stato non seguire il mio istinto che ha provato in ogni modo a gridare all'allarma ma io niente... E' colpa della speranza di aver voluto chiudere gli occhi davanti ad alcuni segni e aver sognato che potesse andare diversamente. No, non è andata diversamente.

Mi sento uno stupido ad aver insistito negli ultimi giorni a non aver mollato l'osso. Dovrei andare a lavoro e non ho nessuna voglia perché oggi vorrei rimanere nel letto.. poi domani è un altro giorno ma per oggi va così.

Scriviamo la parola fine e da domani si inizia un nuovo libro.

19 aprile 2016

Riflessioni



Quello che mi frega ad aver sviluppato un cervello che impronti ogni sua azione su un complesso sistema di ragionamenti a cui non riesco a sottrarmi. Pensare, riflettere, formulare, calcolare, disfare ecc. E' un sistema complesso di calcoli, ragionamenti e ipotesi nel disperato tentativo di anticipare le mosse altrui ad riuscire, nonostante tutto, il pieno controllo della situazione. 
Devo tenere le redini della situazione che sto vivendo devo essere sempre in grado di poterle strattonare e tornare sulla strada a me più congrua. Voi riuscire a pensare quanto questo ragionamento sia folle? Io si.

A volte, inoltre, penso che faccio di tutto per portarmi al limite: come se volessi camminare sul bordo di un precipizio per dimostrare a me e agli altri di poter mantenere l'equilibrio sempre e comunque. "Guardatemi, corro con miliardi di cose in mano affianco al dirupo e non ci cado dentro". E' come se volessi portare all'estremo tutto sperando che prima o poi ci sia la caduta e io possa dire "Argh non ce lo fatta scusami". Ho avuto questo pensiero questa mattina andando in bici a villa pamphili. Non so quanto sia salutare un atteggiamento del genere, quanto sia giusto cercare di fare sempre tutto e non avere il coraggio e la forza di dire "no". 

A tratti m infastidisco anche da questa mia presenza continua, dall'aver dato a tutti la convinzione che io ci sia. C'è, lui c'è. Vorrei sottrarmi da alcune responsabilità, scivolare via e lasciar un vuoto e se mai fare spallucce e dire "E' successo". 

Chissa se questa immagine che ho di me è la stessa che viene percepita da fuori... 

Sto riflettendo da parecchi mesi inoltre sul cammino che ho intrapreso ormai da qualche anno. Un cammino che in maniera inconsapevole ho iniziato circa tre anni fa... prima la palestra, poi il mettersi in gioco e ora la dieta. Sono stato sempre una persona che si considerava brutta, un pochino sovrappeso (niente di esagerato) ma che faceva di tutto per non farsi notare, Sono arrivato a questa conclusione da qualche tempo. Ho sempre avuto un carattere forte, un perfetto animale sociale che dove lo metti riesce a trovare il suo spazio e soprattutto sono una persona che riesce a farsi volere bene. Il però della frase, che esiste ed è grande come una casa, è che ogni relazione che ho intrapreso lo indirizzata verso una zona ben precisa: amicizia. Ho vestito questi panni per una vita, fatti di vestii larghi, capelli tagliati male e un fisico trascurato. Una corazza fatta di normalità e invisibilità che mi avrebbe protetto dalla cosa di cui avevo più paura; amare un'altra persona.

Ad oggi nel pensare a tutto questo mi sento così arrabbiato con me stesso per quello che mi sono fatto, per l'ingessatura che m sono imposto per aver voluto negare una parte della vita. E' come se per trentanni avessi voluto vivere a metà. Il bello di tutto questo è che ci sono riuscito ed anche bene. Sono stato una persona felice e serena ma oggi comprendo che sono stato una persona felice e serena a metà. Non voglio rimanere più in quell'angolo scuro dove mi sono rilegato. Voglio mettermi in gioco e voglio essere felice al cento per cento. Felice, triste, annoiato, amareggiato, gioioso.. voglio viverle tutte queste emozioni nelle loro complessità e nella loro pienezza. 

Per quanto concerne la mia "avventura" procede e probabilmente procede anche abbastanza bene ma dato che il mio cervello non riesce a funzionare se non etichettando e controllando tutto a volte vive male anche questi momenti. Momenti che dovrebbero essere conditi solo da naturalezza e spontaneità io ci metto pesantezza. Scrivere mi aiuta perché i pensieri trasformati in parole scritte prendono la giusta dimensione.  

13 aprile 2016

Saltatempo


Le emozioni possono essere provocate da un'infinità di cose, eventi e persone... una grande emozione io l'ho ricevuta leggendo Saltatempo di Benni il mio libro preferito per una alcuni semplici motivi.

Oggi voglio scrivere qui un pezzo di quel libro perché devo ricordarmelo. 


"Devi solo promettermi che conserverai gli orologi come una cosa importante e preziosa, non tradire nè l'uno nè l'altro. Quello della fatica quotidiana e quello dei mondi possibili, quello che conta i tuoi passi in terra e quello che misura i tuoi sogni. Quello che scorre e quello che gira. Quello che ti ruba le persone care e quello che te le riporta. Quello che uccide i tuoi nemici e quello che ti fa immaginare in quanti vari modi li uccideresti. Quello che ti fa amare e quello che ti fa amare, capisci la suggestiva ripetizione?"

Tutto è in movimento



E' tutto così sospeso nel niente e così volubile. Non saprei nemmeno da dove iniziare a scrivere e precisamente cosa scrivere. Mi devo preparare ad una conversazione di cui il contenuto mi è ignoto. Non so cosa aspettarmi e come impostare un ipotetico discorso di risposta. La palla sta a lui e devo aspettare di vedere come imposta l'azione per decidere la mia reazione. 

Ad oggi penso, forse anche fin troppo, che se la cosa dovesse interrompersi qui ne sarei dispiaciuto perché è come se mi rimanesse la sensazione di non aver utilizzato tutte le carte a me a disposizione. Di aver sentito l'arbitro dire "stop" proprio quando stavo per calare la carte che avrebbe potuto far cambiare il senso della partita. 

Ci sta, ci sta tutto. Cerco di non fasciarmi la testa anche se la voglia è tanta. Cerco di prepararmi al domani forse con atteggiamento un po' autolesionista: mi faccio male da solo perché SE il dolore arriva non mi faccio trovare impreparato. Non ho altre soluzione ho sempre impostato la mia vita in questa maniera. 

Voglio però fermarmi un attimo e ragionare che qualcosa di positivo mi rimane ed è mio. Lo posso custodire come un prezioso ricordo, reale e concreto, di cui nutrirmi in qualche futura sera triste. Mi dispiace solo, se dovesse succedere di nuovo, rimettermi in gioco, ancora, perché per me è un costante impiego di energia. 

Aggiornamento di fine post. Ora lo scetticismo di è trasformato in rabbia, energia non buona che preme e vuole uscire. Rabbia, voglia di mettere i punti sulle I, di dettare le condizioni. Rabbia,  




                                            "Mi sono messa l’anima in spalla perché troppo stanca per camminare

                                                  ho visto troppi squali venire a galla, troppi sogni andare a puttane
ho preso in mano il mio cuore perché ha perso troppo sangue
a cercare invano le prove di quello che chiamate amore
ho messo l’anima in pace perché è stata in guerra per troppo tempo
e dopo tutto questo tempo è diventata di cemento
ho preso a calci il mio cuore perché aveva smesso di battere
di fare l’amore
ma ora basta, adesso dico
amen
in terra come in cielo,
amen
anche se non credo,
amen
siamo il mondo intero,
amen
Ho riempito di fango i miei occhi per non vedere più vinti sul mio cammino
dal dolore o dalla rabbia, per ingiustizia del destino
ed ho ascoltato la mia pena,
perché la vita mi ha colpito troppe volte alla schiena
ho messo il vestito migliore per la fortuna che ho di essere vivo
anche se non mi aspetto che il mondo mi ringrazi per questo motivo
e chiedo scusa all’amore se non l’ho riconosciuto
                                                                                          


11 aprile 2016

Amen



Non abbiamo alternativa ci tocca aspettare e vedere cosa ci dice. Successivamente potremmo ragionare, perché lo sappiamo ancora fare, e decidere quale sia la decisione migliore per me. 
L'aspetto positivo è che è tutto un banco di prova, una continua scuola che serve e servirà a fare le ossa. 
Oggi sono sereno anche se ho sulle spalle una notte di sogni disturbati e di un sonno non profondo. Dormo poco e male in questo periodo probabilmente perché i pensieri sono molti e frullano nella testa. 

Ho iniziato una nuova settimana con la bicicletta sotto le chiappe. Diretti verso il lavoro passando per Villa Pamphili. Verde, alberi, sole, uccelli i miei occhi hanno bisogno di essere nutriti e la mia anima di essere cullata. 

Ho tutto il materiale per essere felice devo semplicemente ricordarmele.


La canzone della giornata è Amen di Noemi 

10 aprile 2016

8 aprile 2016

Volami addosso qualunque cosa sia

E' semplicemente una questione di prospettive e di veder le cose con una messa a fuoco diversa.

Non aspettarsi, o provarci almeno, quello che si desidera: non vorrei che venisse letto come un atteggiamento di rassegnazione ma se mai come un comprendere, e ricordarselo, che è errato aspettarsi qualcosa dagli altri. 

Aspettate mi spiego meglio: è un atteggiamento fallimentare proiettare sugli altri le proprie aspettative, tale atteggiamento porta praticamente sempre ad una forte delusione. Non posso pretendere che il mio interlocutore di turno viva le emozioni, sensazioni e le miliardi possibili varianti della vita nella stessa maniera in cui lo faccio io. Tutte le emozioni che sento vengono filtrate dal mio cuore e della mia anima, per coloro che ci credono, e pertanto vengono a loro attribuite una dimensione unica e soggettiva. Come è possibile chiedere ad un altra persona di pensare e vivere le cose nella stessa maniera? 


"Sola? Angel, fidati di me, tu sei sola. Lo siamo quasi tutti. Per non essere soli bisogna che qualcuno entri in contatto con te e tu con lui. E parlo di un contatto vero. Voglio dire che qualcuno deve compiere lo sforzo emotivo ed intellettuale di seguirti mentre cavalchi le onde implacabili di paura e speranza, di sofferenza e piacere, di dubbi e certezze che formano il mare dell'esperienza umana.E tu devi ricambiare la cortesia. Ti devi proiettare nella sofferenza dell'altro e lenirla assorbendola. Ascoltami, Angel. Ero deciso a non andarmene da solo. Non c'è niente che possa fare per portare qualcuno a cavalcare quelle onde con me, lo so. Ma proiettarmi nella sofferenza di qualcun altro dipende solo da me" Sette tipi di ambiguità - E. Perlman 




Impossibile. 

Proprio per questo è sempre una questione di prospettive e di tempi. Fondamentale in questo momento è il fattore tempo, chiamiamolo pure tempo scenico, che di solito non si muove all'unisono per tutti i componenti della scena. Qui riceviamo la seconda delusione perché se nel primo caso le aspettative possono venire deluse dal carico emozionale che proiettiamo verso l'altro nel secondo caso la delusione arriva dal tempo scenico. Se tu sei pronto con un battuta non è detto che dall'altra parte ci sia qualcuno pronto ad attaccare con la sua di battuta. 

Bisognerebbe essere capaci di costruire ogni relazione con un sano distacco. Anche in questo caso vorrei spiegarmi bene perché non si deve trattare di un distacco apatico e insensibile ma solamente di un allontanamento maturo e cosciente. Acquistare una consapevolezza matura delle proprie relazioni cercando di leggere e valutare le azioni esterne con obiettività e soprattutto non cercare di leggere tutto attraverso le proprie emozioni.

E' un atteggiamento strano soprattutto perché io sono un fautore dell'essere partigiano in ogni cosa e di sapersi schierare sempre. 

Inoltre dovrei riuscire a governare i pensieri e non lasciarmi fagocitare da loro. 


"Volami addosso se questo è un valzer volami addosso qualunque cosa sia
abbraccia la mia giacca sotto il glicine
e fammi correre
inciampa piuttosto che tacere
e domanda piuttosto che aspettare."

6 aprile 2016

I pini


La sicurezza è uno stato che si acquista passo dopo passo, azione dopo azione e momento dopo momento. Oggi sono più sereno. Ho fatto un passo verso la tranquillità e la sicurezza. Forse posso cominciare a smettere di dubitare di tutto e cominciare a pensare che forse gli posso piacere. 


Il fatto che lunedì sia venuto a cena a casa mia assieme ad altra gente che non conosceva poteva essere una prova. Prova confermata dalla passeggiata fugace di ieri. Io sto bene con lui e soprattutto penso che mi piaccia. Mi piace passare del tempo assieme a lui. 

Forse alcuni dubbi e alcune fisse mentali posso iniziare a metterle da parte. Forse. 

Della passeggiata di ieri ho solo questa foto. 




5 aprile 2016

Pensiamo troppo e sentiamo poco



L'intensità di questo video, delle parole che vengono dette e della sublime bravura di questo genio che fu Charlie Chaplin rendono questo video una delle cose più emozionanti che io abbia mai visto.

Da brividi. 



«Mi dispiace, ma io non voglio fare l’imperatore. Non voglio né governare né comandare nessuno. Vorrei aiutare tutti: ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi esseri umani dovremmo unirci, aiutarci sempre, dovremmo godere della felicità del prossimo. Non odiarci e disprezzarci l’un l’altro. In questo mondo c’è posto per tutti. La natura è ricca e sufficiente per tutti noi. La vita può essere felice e magnifica, ma noi l’abbiamo dimenticato. L’avidità ha avvelenato i nostri cuori, fatto precipitare il mondo nell’odio, condotti a passo d’oca verso le cose più abiette. Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà, la scienza ci ha trasformati in cinici, l’abilità ci ha resi duri e cattivi. Pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchine ci serve umanità, più che abilità ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità la vita è vuota e violenta e tutto è perduto. L’aviazione e la radio hanno avvicinato la gente, la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà dell’uomo, reclama la fratellanza universale. L’unione dell’umanità. Persino ora la mia voce raggiunge milioni di persone. Milioni di uomini, donne, bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di segregare, umiliare e torturare gente innocente. A coloro che ci odiano io dico: non disperate! Perché l’avidità che ci comanda è soltanto un male passeggero, come la pochezza di uomini che temono le meraviglie del progresso umano. L’odio degli uomini scompare insieme ai dittatori. Il potere che hanno tolto al popolo, al popolo tornerà. E qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa. Soldati! Non cedete a dei bruti, uomini che vi comandano e che vi disprezzano, che vi limitano, uomini che vi dicono cosa dire, cosa fare, cosa pensare e come vivere! Che vi irregimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie! Voi vi consegnate a questa gente senza un’anima! Uomini macchine con macchine al posto del cervello e del cuore. Ma voi non siete macchine! Voi non siete bestie! Siete uomini! Voi portate l’amore dell’umanità nel cuore. Voi non odiate. Coloro che odiano sono solo quelli che non hanno l’amore altrui. Soldati, non difendete la schiavitù, ma la libertà! Ricordate che nel Vangelo di Luca è scritto: «Il Regno di Dio è nel cuore dell’Uomo». Non di un solo uomo, ma nel cuore di tutti gli uomini. Voi, il popolo, avete la forza di creare le macchine, il progresso e la felicità. Voi, il popolo, avete la forza di fare si che la vita sia bella e libera. Voi che potete fare di questa vita una splendida avventura. Soldati, in nome della democrazia, uniamo queste forze. Uniamoci tutti! Combattiamo tutti per un mondo nuovo, che dia a tutti un lavoro, ai giovani la speranza, ai vecchi la serenità ed alle donne la sicurezza. Promettendovi queste cose degli uomini sono andati al potere. Mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse e mai lo faranno. E non ne daranno conto a nessuno. Forse i dittatori sono liberi perché rendono schiavo il popolo. Combattiamo per mantenere quelle promesse. Per abbattere i confini e le barriere. Combattiamo per eliminare l’avidità e l’odio. Un mondo ragionevole in cui la scienza ed il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati! Nel nome della democrazia siate tutti uniti!»

ma sono sopravvissuto!


Tutto il contrario di tutto. Un giorno il pensiero è uno, il seguente giorno il pensiero viene stravolto. Continuo a non capire cosa dover fare, come dovermi comportare e come vivere, e cercare di vivere, nella maniera più leggera possibile. 

Invece... ho la sensazione di dovermi aspettare il dolore appena giro l'angolo. In colpa in pieno viso che lasci il segno e che tolga il respiro. Ma si può vivere così? E' giusto vivere aspettando il dolore anche dove apparentemente non vi è? E' per questo che parlo di leggerezza dell'essere. Di quella leggerezza di poter sorvolare sopra le emozioni con un distacco giusto e sensato e non lasciarsi trascinare in basso e in alto in questa spirale di emozioni.

Scrivi di quanto è bello sentirsi chiuso in abbraccio. Sentire il calore mischiarsi, il cuore di un altro pulsare, il respiro farsi irregolare e sempre più intenso. Toccare il viso di un altro, la nuca, i capelli, le guance... scrivilo. Blocca ogni pensiero bello su un foglio per avere la possibilità di attingerci in futuro. Non lasciar che i ricordi scivolino via. Ricordarti la bellezza degli attimi. 

E non scrivi almeno una riga sulla piacevole sensazione di essere voluto da qualcuno? La sensazione, strana e parzialmente ancora estranea, di aver trovato una persona che fra tante vuole te. Non ci sono abituato e infatti in queste vesti mi ci trovo goffo e inopportuno. A tratti è come se lasciassi il mio corpo per acquistare una visione esterna della scena in cui sto vivendo e il mio pensiero è: "Ma guardati come sei goffo, come non sei naturale,, sei buffo. Rilassati". 


”Ho perdonato errori quasi imperdonabili, ho provato a sostituire persone insostituibili e dimenticato persone indimenticabili. Ho agito per impulso, sono stato deluso dalle persone che non pensavo lo potessero fare ma anch’io ho deluso. Ho tenuto qualcuno tra le mie braccia per proteggerlo; mi sono fatto amici per l’eternità. Ho riso quando non era necessario, ho amato e sono stato riamato, ma sono stato anche respinto. Sono stato amato e non ho saputo ricambiare. Ho gridato e saltato per tante gioie, tante. Ho vissuto d’ more e fatto promesse di eternità, ma mi sono bruciato il cuore tante volte! Ho pianto ascoltando la musica o guardando le foto. Ho telefonato solo per ascoltare una voce. Io sono di nuovo innamorato di un sorriso. Ho di nuovo creduto di morire di nostalgia e… ho avuto paura di perdere qualcuno molto speciale (che ho finito per perdere)… ma sono sopravvissuto! E vivo ancora! E la vita, non mi stanca… e anche tu non dovrai stancartene. Vivi! E’ veramente buono battersi con persuasione, abbracciare la vita e vivere con passione, perdere con classe e vincere osando, perchè il mondo appartiene a chi osa! La vita è troppo bella per essere insignificante.”

4 aprile 2016

Telefonami tra vent'anni

L'incertezza del momento è che non dove tutto questo posso andare a parare. La sensazione fastidiosa di oggi è di non sapere se ci si vedrà o no. Ci sono delle vaghe promesse nell'aria: dei "si" detti in maniera convinta ma poi, quando si cerca di capire bene il giorno, tutto tornano ad essere un po' vago. 

Questa sensazione non mi fa impazzire, soprattutto non mi fa saltare dalla gioia il fatto di non poterlo vedere e cercare di capire se la cosa può andare avanti. Mi sento appeso e mi sento rimandato al giorno dopo. 

Mi piacerebbe mettere un po' di ordine dentro di me, sistemare le sensazioni negli appositi scaffali e continuare a vivere giorno dopo giorno. Oggi sento un po' tutto un miscuglio di sensazioni, emozioni e pensieri. Bisognerebbe, forse, vivere con più leggerezza e aspettare perché alla fine se son rose fioriranno.


Sistemare tutto come ho fatto con il balcone rendendolo un posto carino, accogliente e verde dove sentirmi rilassato e coccolato. Ultimamente sono creativo ed è una parte di me che sto conoscendo negli ultimi periodi a conoscere.