Quello che mi frega ad aver sviluppato un cervello che impronti ogni sua azione su un complesso sistema di ragionamenti a cui non riesco a sottrarmi. Pensare, riflettere, formulare, calcolare, disfare ecc. E' un sistema complesso di calcoli, ragionamenti e ipotesi nel disperato tentativo di anticipare le mosse altrui ad riuscire, nonostante tutto, il pieno controllo della situazione.
Devo tenere le redini della situazione che sto vivendo devo essere sempre in grado di poterle strattonare e tornare sulla strada a me più congrua. Voi riuscire a pensare quanto questo ragionamento sia folle? Io si.
A volte, inoltre, penso che faccio di tutto per portarmi al limite: come se volessi camminare sul bordo di un precipizio per dimostrare a me e agli altri di poter mantenere l'equilibrio sempre e comunque. "Guardatemi, corro con miliardi di cose in mano affianco al dirupo e non ci cado dentro". E' come se volessi portare all'estremo tutto sperando che prima o poi ci sia la caduta e io possa dire "Argh non ce lo fatta scusami". Ho avuto questo pensiero questa mattina andando in bici a villa pamphili. Non so quanto sia salutare un atteggiamento del genere, quanto sia giusto cercare di fare sempre tutto e non avere il coraggio e la forza di dire "no".
A tratti m infastidisco anche da questa mia presenza continua, dall'aver dato a tutti la convinzione che io ci sia. C'è, lui c'è. Vorrei sottrarmi da alcune responsabilità, scivolare via e lasciar un vuoto e se mai fare spallucce e dire "E' successo".
Chissa se questa immagine che ho di me è la stessa che viene percepita da fuori...
Sto riflettendo da parecchi mesi inoltre sul cammino che ho intrapreso ormai da qualche anno. Un cammino che in maniera inconsapevole ho iniziato circa tre anni fa... prima la palestra, poi il mettersi in gioco e ora la dieta. Sono stato sempre una persona che si considerava brutta, un pochino sovrappeso (niente di esagerato) ma che faceva di tutto per non farsi notare, Sono arrivato a questa conclusione da qualche tempo. Ho sempre avuto un carattere forte, un perfetto animale sociale che dove lo metti riesce a trovare il suo spazio e soprattutto sono una persona che riesce a farsi volere bene. Il però della frase, che esiste ed è grande come una casa, è che ogni relazione che ho intrapreso lo indirizzata verso una zona ben precisa: amicizia. Ho vestito questi panni per una vita, fatti di vestii larghi, capelli tagliati male e un fisico trascurato. Una corazza fatta di normalità e invisibilità che mi avrebbe protetto dalla cosa di cui avevo più paura; amare un'altra persona.
Ad oggi nel pensare a tutto questo mi sento così arrabbiato con me stesso per quello che mi sono fatto, per l'ingessatura che m sono imposto per aver voluto negare una parte della vita. E' come se per trentanni avessi voluto vivere a metà. Il bello di tutto questo è che ci sono riuscito ed anche bene. Sono stato una persona felice e serena ma oggi comprendo che sono stato una persona felice e serena a metà. Non voglio rimanere più in quell'angolo scuro dove mi sono rilegato. Voglio mettermi in gioco e voglio essere felice al cento per cento. Felice, triste, annoiato, amareggiato, gioioso.. voglio viverle tutte queste emozioni nelle loro complessità e nella loro pienezza.
Per quanto concerne la mia "avventura" procede e probabilmente procede anche abbastanza bene ma dato che il mio cervello non riesce a funzionare se non etichettando e controllando tutto a volte vive male anche questi momenti. Momenti che dovrebbero essere conditi solo da naturalezza e spontaneità io ci metto pesantezza. Scrivere mi aiuta perché i pensieri trasformati in parole scritte prendono la giusta dimensione.