Gli presi la mano e l'afferrai: ricordo che l'andai proprio a cercare e una volta presa trascinai il proprietario di quell'arto con me verso il punto deciso. Ricordo ancora la salita tra le rocce in quel sentiero costeggiato da macchia mediterranea. Ricordo ancora nitidamente varie attimi di quella serata, ricordo il fiatone per salire sopra quella scogliera, ricordo lo spiazzo che ci trovammo davanti, ricordo nitidamente quel tramonto e ricordo, per filo e per segno, quella conversazione.
Quei colori non li ho più ritrovati da nessun altra parte e reputo che in parte sia dovuto dall'intensità di emozioni che provai e provammo. Il sole che si spegneva lentamente nel mare lanciando gli ultimi incantevoli gridi di speranza nel cielo disegnando un cielo mai visto. Quel mare che si fece piatto per noi e quelle nuvole che presero tutto quel colore attorno a loro per vestirsi di abiti mai visti. Fu un insieme di cose, di colori, di odori e di emozioni che ad oggi io non ho più visto. L'odore di terra secca, rosmarino e salsedine.
Quando giungemmo in quello spiazzale a pochi passi dal precipizio ricordo che mi fermai e lascia andare la tua mano. Mi chinai in avanti poggiando entrambe le mani sulle mie ginocchia e mi chinai leggermente per riprendere fiato.
«Guarda» dissi con il fiatone «Guarda e dimmi se ti piace perché l'ho fatto per te». Amavo prendermi il merito di questi capolavori della natura e dedicarli interamente a te. Mi piaceva scherzare con te. Mi girai per vedere se anche te stavi guardando quell'immenso con il mio stesso stupore ma non stavi guardando l'orizzonte ma guardavi me.
Retto, fiero e composto come se per te quella scarpinata appena conclusa fosse stata una formalità mi guardavi con un'espressione austera. Pronunciasti poche parole ma una più tagliente dell'altra: «Ti Amo e credo di averlo capito nitidamente da come mi hai trascinato per quella salita».
Furono taglianti per quanto quelle parole un attimo dopo mi riempirono il cuore e nutrirono la mia anima. Sentii nitidamente una lacerazione, un taglio netto e sentii un brivido che salì su per tutta la schiena. Quella fu la prima volta che ti sentii pronunciare quella due parole. Il discorso che segui fu uno dei ricordi che ho di più cari e che ogni tanto rispolvero per sentirmi grato e vivo.
Ad oggi le cose sono cambiate e non sarebbe potuto essere diversamente; sono cambiato io, sei cambiato te è cambiato quel cielo e quel tramonto. Non siamo più stati su quella scogliera sull'argentario e non abbiamo più vissuto attimi di spensierata felicità come quel giorno. Tutto è mutato in qualcosa di più complesso e se posso definirlo di più maturo. Oggi i momenti di spensieratezza sono rari ma sono frequenti i momenti di amorevole complicità carica di responsabilità. Sentiamo nitidamente la reciproca responsabilità delle nostre rispettive vite: io per te e tu per me. Anche il «Ti Amo» è cambiato ma è ancora presente fra noi: è la nostra colla, il nostro nastro adesivo e la nostra fonte naturale.
Mi piacerebbe tornare su quella scogliera tra qualche decennio quando io e te saremmo due anziani attempati che si amano con lentezza e maturità. Vorrei prendere quella tua mano rugosa e trascinarti verso l'alto. Vorrei potermi fermare ancora un'altra volta in quello spiazzale e vedere il tramonto con te ma questa volta vorrei rimanere in silenzio perché probabilmente di parole ce ne saremmo scambiate fin troppe in tutte la nostra vita. Vorrei stare in silenzio e ascoltare il tuo respiro e sentirlo nitidamente nel mio orecchio, nel mio cuore e nel mio stomaco. Nemmeno «Ti Amo» vorrei dirti perché sono certo che sarebbe superficiale.
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