Semplicemente Me

Sono A. ho troppi pochi anni per avere i capelli bianchi e troppi per essere un adolescente. Sono felice della mia vita, delle mie scelte e delle giornate passate ad essere me.

27 marzo 2016

5 giorni.

La gamba si ferma, la pancia si blocca, le mani si ghiacciano e il cervello inizia a pensare ma i pensieri sono come stracci in una lavatrice in fase di centrifuga. La mente si annebbia, i pensieri inciampano, il sangue sembra rallentare e qualcosa che assomiglia ad un sasso compare magicamente nella gola e li si blocca.

Mi scanso, mi riavvicino, mi blocco, gli mordo il labbro e infine prego di trovare il coraggio. Dio, come ad ogni mia preghiera, rimane fermo per vedere se sono in grado di camminare.. e no, non trovo il coraggio.

Le parole non vengono e se arrivano sono sbagliate, amputate, incomplete: sbagliate. Quello che non viene detto supera le parole pronunciate e non conoscendoci non è un bene.

Sono tornato a casa e il primo pensiero è stato: sotterrati. Fatti la tua fosse e sdraiati dentro. Sei sciocco mio caro Alessandro. Sciocco.

Ma è tutto un miscuglio, una confusione di emozioni, di pensieri. Per uno scatto del cervello, il cuore si blocca... per un sussulto del cuore il cervello lo strilla. E' uno scontro fra le varie componenti del mio corpo. Si razionale mi dico. Si naturale mi rispondo. Si te stesso sento dire da qualche parte. Basta chiacchiere. Basta pensieri.

Facile dicono e facile forse è stato. Facile avrei voluto che fosse e forse è stato facile. Vorrei che fosse stato diverso? No, ecco, qui mi trovo unanime con tutte le componenti del mio corpo. E' stato.. non so come è stato ma non mi sono mai sentito così.. stretto finalmente in un abbraccio che è stato solo mio. Un abbraccio di cui io rivendico il possesso. In quell'attimo mi sono sentito tridimensionale ma contemporaneamente spoglio. Spoglio e con possibilità di essere colpito a morte: vulnerabile. Ma proprio perché vulnerabile sono stato vero. Sono cadute le maschere, i mantelli, i drappi.. vulnerabile.

Mi viene da piangere a pensarci. Mi viene da piangere perché era come se una parte di me pensavo di non meritarsi questo. Di essere confinato in quella prigione di vetro che mi ero così ingenuamente costruito. Proteggiti e tutelati.. qualcosa scatto in me per creare una serie di protezioni che però mi hanno reso prigioniero. Come ogni prigioniero sono stato e sono impaurito. E se poi soffrissi? Se il tonfo, nonostante la bellezza, fosse doloroso?

devo scrivere tutto questo. Devo saper scrivere i miei pensieri. Devo lasciarli da qualche parte. Scrivendoli li inchiodo e li faccio uscire dalla testa. Li vedo per come sono. Sono pensiero. Paure di cui io so il nome, il cognome. Queste paure so quando sono nate.

La mia mano sul viso e sul corpo che non era mio. La mia mano che ha sentito un calore che non apparteneva al mio cuore. I miei occhi hanno visto gli occhi di un altro, Tremato. Ho tremato completamente. Mi seno sentito protetto e non più solo. per un'ora mi sono sentito parte di qualcosa. Un intreccio di piedi, di mani, di gambe, di bocca. un intreccio di pensieri, sguardi ed emozioni. 

Ho bisogno di capire.. e di sperare. Ma questa volta, se dovesse andar male, il botto lo voglio sentire tutto. Voglio sentire tutto il dolore, voglio sentire che sono vivo e che sono fatto di carne e di sangue e che questo maledetto cervello non può comandare sempre.

Vorrei scrivere probabilmente per ore. non vorrei smettere, vorrei che le mie dita fossero come possedute e che continuassero a battere sulla tastiera. Vorrei essere in grado di saper scrivere, di saper descrivere quello che è passato nel mio cervello e non solo. Ma non sono capace. Le parole io le so solo mettere su un foglio ma non sono in grado di dargli vita. Non sono in grado di poterle trasformare in emozioni vive.. però non importa perché queste parole servono a me. Servono da promemoria per un futuro. Servono perché possono essere rilette e servono perché la memoria non può intervenire fra qualche ora, giorno o mese per modificare i pensieri e ricordi. Avrei voluto fare una fotografia dell'attimo ma sarebbe stata incompleta perché non avrebbe colto le emozioni e i pensieri.

Ora attendo e attendo. 

E' arrivata la primavera ed è finito l'inverno che di solito dura quattro mesi ma per me è durata 30 anni.

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