"Roma 15/02/2018
Sai perfettamente quanto io creda del potere salvifico della parole e immagino che tu sappia quanto mi sia costato questo silenzio assordante durate tre anni. Queste parole arrivano con la stessa intensità di un coltello scagliato su una tela bianca: squaciata e dileniata.
Fanno più male a me queste parole perché sono uscite fuori dalla mia gola e gettate su questa carta con lo stesso dolore provocato da un'ago cannulata tirato senza attenzione da un braccio.
A distanza di tre anni continui a farmi del male.. mi correggo: a distanza di tre anni ti permetto ancora di farmi del male.
Il silenzio mi è servito perché è stato curativo ma non salvifico, le parole salvano il silenzio può curarti, cullarti ma non ti salva. Con questa lettera io mi salvo.
Non me ne vergogno: io ti ho amato. Ho amato ogni cosa che hai fatto fino allo sfinimento, fino allo svuotamento di ogni penserio, di ogni energia e fino all'idea malsana di non poter più amare nessuno. Sono giunto a pensiero di amare più te che la mia vita. Mi hai allontanato con cattiveria, mi hai ferito pugnalandomi alle spalle talmente tante volte che alla fine le ultime coltellate non le ho neanche più sentite.
Ti ho sempre chiesto di non metterci cattiveria se fossse arrivato il momento in cui tu ti saresti accorto di non amarmi e invece hai scelto la strada più meschina. Sei stato meschino. Sei stato un mezzo uomo ma uno stronzo intero. Non ti sei risparmiato quando c'è stato bisogno di non feririmi, non mi hai tutelato, non mi hai protatto hai soltanto pensato a te.
Hai continuato ad arretrare, ogni giorno più lontano, ogni giorno assumendoti una responsabilità in meno lasciandomi li dritto con la schiena curva ad affronare tutto da solo. Senti astio nelle mie parole? Probabile perchè per quanto ho superato tutto quel dolore, per quanto io sia riuscito a conviverci non riesco ancora ad accettare le ultime scene che mi hai lasciato.
Avresti potuto comportarti da uomo e invece.. invece hai fatto quello che sai fare meglio: fare un passo indetro. Tradimenti e bugie.
Se ti stai domando se ho colpe la risposta te la fornisco direttamnte io: si ho colpe e la mia più grande è stata lasciarti fare tutto questo senza che avessi la forza di allontanarti. Avevo paura di perderti e forse con il mio atteggiamento ti ho allontanato ancora di più. Ma non posso condannarmi per come ho vissuto il nostro rapporto perché non ti ho mai nascosto, non ti ho mai tenuto all'ombra, non ti ho mai tradito e non ti ho mai detto bugie che ti potessero farti del male.
Ho fatto il contrario di quello che hai fatto te in tutti quei mesi: mi sono assunto tutte le responsabilità, non sono arretrato, sono rimasto e ho provato a combattere. Ma non si combatte con i sentimenti altrui perché è una lotta impari.
Le parole mi salveranno perché ogni volta che parlo tu assumi una nuova dimensione: non sei più il gigante ingombrante nella vita ora sei semplicemente un nano da circo che ogni tanto entra nei miei ricordi. Ho digerito, matabolizzato e suprato ogni tua cattiveria e con questa mia lettera sono pronto finalmente a rimandarti indietro, infiocchettato a dovere, tutta la merda che mi hai fatto: l'ho conservata perchè sono sicuro che tu sei ancora ghiotto di merda. Sono sicuro che ancora ad oggi a distanza di tre anni non sei capace a vevire la tua vita senza gettare merda su quella degli altri.
Continuio a domandarmi come ho fatto e continuo a non avere risposte: non siamo responsabili dei nostri sentimenti ma delle nostre azioni si. Ti ho amato e non me ne vergogno ma provo vergogna ad averti permesso di farmi del male.
Mi auguro che le nostre strade non si incrocino più: ti auguro di crescere e non riesco ancora ad augurarti il bene perché questo lo lascio a chi se lo merita. Spero solo che tu riesca a convivere con l'immagine di merda che riflette il tuo specchio ogni volta che ti ci rifletti.
Prova a perdornarti.
Alessandro"
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