Alessandro facciamo che adesso tu scrivi buttando su questo "foglio" tutti i pensieri e le angosce che ti stanno rincorrendo da questa mattina. Si potrebbe dire: "ci siamo di nuovo con questo stato di agitazione". Effettivamente ci risiamo ma questa volta lo stato di "ansia" viene scaturito dal lavoro. Alessandro, parlo direttamente a me stesso, non ho veramente più energia e voglia di continuare a lavorare qui anche a fronte del discorso che dovrò andar a fare con il mio capo. Anche qui qualcuno potrebbe sollevare un'osservazione: "Ma come puoi agitarti per un discorso che ancora non è avvenuto". Ottima osservazione ma io conosco io miei polli e conosco le dinamiche che muovono questo posto di lavoro. Fermo un attimo: seriamente possiamo chiamarlo posto di lavoro? Io ho messo qui dentro tutto quello che avevo dall'energia alle mie competenze mentali e tecniche insomma per me è sempre stato un lavoro e ho cercato di agire in questa direzione. Probabilmente qualcun altro lo vede come un gioco e alla fine queste due posizioni non riescono più a conciliare.
Ho bisogno di cambiare aria e di trovare qualcosa che mi dia nuovi stimoli senza contare il fatto che vorrei avere uno stipendio dignitoso.
Non ho voglia di affiancare a questa attività delle altre cose che con il mio "lavoro" soprattutto se queste cose non hanno nessuna correlazione con il mio percorso formativo e non hanno nessun ritorno, reale e soddisfacente, dal punto di vista economico. Realmente ad oggi l'unica soluzione che vedo possibile è essere licenziato ma anche qui so di certo che dovrò scontrarmi con la sua stupidità. Dovremmo parlare o meglio dire ciarlare, perché seriamente lei ciarla, e dovrò cercare di farle capire delle cose che in realtà, soprattutto se sei un datore di lavoro, dovresti sapere.
Insomma caro Alessandro la tranquillità data dalla vacanza è stata completamente portata via da questa folata di vento fastidioso che si chiama "lavoro".
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